La soluzione ministeriale: rinnovo dei contratti in scadenza quest'anno Musei, un affare ma non per i privati In arrivo un decreto che aumenta per i concessionari l'aggio sui biglietti venduti Contratti rinnovati o prorogati Si interverrà anche sui versamenti degli introiti in Tesoreria ROMA Stop alla fuga dei privati dalla gestione dei servizi aggiuntivi dei musei. Si prefigurava un esodo di massa, indotto dalle condizioni economiche poco vantaggiose e da un vuoto legislativo, successivo al Codice dei beni culturali, che non rendeva possibile allungare i contratti in scadenza. Il ministero dei Beni culturali ha trovato una soluzione per scongiurare l'impasse nella gestione dei servizi di accoglienza e nelle librerie dei luoghi d'arte: le concessioni saranno rinnovate o prorogate. Con un decreto sarà poi modificato l'aggio sulla vendita dei biglietti, riducendo la quota fìssa per lo Stato al 60-70 (ora è all'85) e aumentando i margini di guadagno dei privati. La fuga dei privati dai musei è iniziata due anni fa e non si è fermata. Emblematico il caso dei francesi della Réunion des musées nationaux, che hanno lasciato la libreria della Galleria nazionale di arte moderna di Roma perché le condizioni di gestione erano antieconomiche. Finora non sono stati rimpiazzati. Episodi del genere si sono ripetuti anche in realtà meno prestigiose della Gnam e per altri servizi museali. Si preparava, dunque, un abbandono di massa, indotto dal fatto che le prospettive non sono cambiate e, soprattutto, che per i contratti in scadenza nel 2005 non si sa quali regole applicare: la legge Ronchey è stata abrogata dal Codice dei beni culturali, entrato in vigore a maggio del 2004, e anche il Testo unico dei beni culturali (decreto legislativo 490 del '99), che aveva previsto concessioni di quattro anni rinnovabili per due volte, è stato spazzato via dal Codice. Risultato: per i contratti prossimi al termine è necessario rifare le gare. Ma non si sa con quali modalità, perché il Codice ha potenzialmente esteso il ruolo dei privati nella gestione dei servizi dei musei e nella loro valorizzazione, ma mancano le regole di dettaglio per tradurre in pratica le nuove opportunità. Per scelta o per forza, dunque, si stava preparando un esodo degli imprenditori dai luoghi d'arte. Scenario che dovrebbe essere scongiurato dalla soluzione adottata dal ministero dei Beni culturali nei giorni scorsi. Rinnovo o proroga. La via d'uscita prospettata dal ministero ai concessionari è di scegliere Ira il rinnovo del contratto o la proroga. In attesa che prendano forma, nei prossimi mesi, le nuove regole che disciplineranno le concessioni del futuro. Il ponte per poter attraversare il vuoto legislativo è rappresentato spiega Gino Famiglietti, vicecapo dell'ufficio legislativo dei Beni culturali dall'articolo 6 della legge 537 del '93, che vieta il rinnovo tacito dei contratti, ma contempla il rinnovo esplicito, da attivare dopo aver verificato la convenienza e il pubblico interesse dell'operazione. Servendosi di questa norma, le concessioni in scadenza potranno essere allungate di altri quattro anni. Il rinnovo comporta, però, l'accettazione delle condizioni di gestione attuali, che per molti concessionari si sono rivelate insopportabili. Il ministero ha riconosciuto che alcune questioni come l'aggio sui biglietti (al privato rimane il 15) e le modalità di versamento degli introiti allo Stato (da effettuare tassativamente ogni cinque giorni) sono da rivedere. Ma occorre una normativa ad hoc. Nel frattempo, i concessionari che ritengono di non poter rinnovare il contratto perché antieconomico: possono concordare con il ministero una proroga, fino a che non saranno predisposte le nuove regole. I decreti. Ai Beni culturali, stanno infatti lavorando su un decreto che ritocca Faggio sui biglietti (si abbasserà al 60-70 la quota fissa per Io Stato e la parte restante diventerà flessibile sulla base delle esigenze delle diverse realtà museali) e diventerà meno vincolante il termine per il versamento degli incassi in Tesoreria. Non è improbabile che nel decreto che sarà pronto a breve trovino posto anche le procedure e la durata dei contratti per l'affidamento dei servizi aggiuntivi secondo le nuove modalità stabilite dal Codice. Un altro decreto riguarderà, invece, i progetti di valorizzazione dei beni culturali, cioè il modo per tradurre in pratica le maggiori opportunità riservate dal Codice alla gestione privata. Per questo intervento normativo sono, però, previsti tempi più lunghi.