La polemica Per consentire la fine della campagna elettorale, l'anfiteatro Flavio doveva bloccare gli accessi in un primo momento alle 15 invece che alle 19.15 IPROBLEMI per la sicurezza del Colosseo, dei turisti e dei politici e dei sostenitori del centrodestra che domani chiuderà davanti al simbolo di Roma la campagna elettorale di Gianni Alemanno, cominciano alle 14.30 di ieri e finiscono alle 18.15. Meno di quattro ore per ribaltare la decisione di chiudere alle 15 di domani (anziché alle 19.15) le visite all'Anfiteatro Flavio e al Tempio di Venere. Un conseguenza del messaggio urgente alle istituzioni cittadine inviato dall'Ufficio di gabinetto della Questura che segnalava il rischio di proteste come successe l'11 maggio scorso a Brescia, durante il comizio di Silvio Berlusconi. In mezzo un fiume di polemiche rilanciate dal centrosinistra e da Mariarosaria Barbera, Soprintendente archeologo di Roma: «In caso di chiusura del Colosseo, la Soprintendenza subirà un danno economico pari ad almeno 50.000 euro. Incalcolabile, invece, il danno d'immagine. Si tratta prosegue la Barbera di una manifestazione elettorale con 20mila persone. Se esistono esigenze di ordine e di sicurezza pubblica tali da richiedere la chiusura del Colosseo e del Foro quali rischi corrono i monumenti archeologici? E perché non si è voluto spostare il comizio?». Replica Alemanno: «La polemica puerile della Barbera cade nel vuoto. Ho già chiesto al questore uno sforzo in più per la sicurezza e posso annunciare che Colosseo e Fori resteranno aperti domani fino al normale orario di chiusura». Subito dopo arrivano in sequenza le conferme della questura e del ministero dei Beni culturali. «Colosseo e Tempio di Venere non saranno chiusi alle visite come deciso in un primo momento. Saranno però rafforzati i controlli intorno e all'interno dei due monumenti con personale delle forze di polizia che garantirà accesso e fruizione dei servizi». La chiusura della campagna elettorale di Alemanno, insomma, si arricchisce di una nuova polemica, dopo quella sull'uso dello spazio antistante all'Anfiteatro Flavio che lo stesso sindaco aveva proibito firmando tre settimane fa un protocollo in questura. Di «tempesta in un bicchier d'acqua» parla l'ex sottosegretario Francesco Giro, Pdl. Mentre per Matteo Orfini, Pd, «il problema resta: l'arrogante forzatura del sindaco creerà disagi alla città e obbligherà le forze dell'ordine a un impegno straordinario per garantire la sicurezza del monumento e dei cittadini. Il tutto per soddisfare un capriccio di Alemanno».