Le reazioni L'assessore Givone: non sono quinte in cui valorizzare attività mercantili, ma spazi pieni della nostra storia I REGOLAMENTI ci vogliono, ma non bastano, e il pasticcio del Festival del gelato è lì a dimostrarlo. «Tutte queste incertezze mi confermano nella mia impressione: l'uso della città storica va ripensato alla radice», dice l'assessore alla cultura Sergio Givone, che già all'indomani dell'«occupazione» di piazza S.Croce con i marmi di Mimmo Paladino, sostenne che «le piazze di Firenze devono vivere di alta cultura, non di mercatini finto- Heidelberg». Ora, dopo l'incredibile stop and go sui gelati in piazza S.M. Novella, piazza Strozzi e piazza Repubblica, Givone rilancia. E propone di avviare una revisione dello stesso regolamento per l'uso delle piazze del centro storico, approvato dal Comune appena due anni fa, nell'aprile del 2011, e all'epoca presentato come una svolta, dopo un luogo periodo di gestioni discutibili delle aree pregiate (Strozzi, Michelangelo, Signoria, S.Giovanni, Duomo, S.Croce, Ss.Annunziata, Repubblica, S.M.Novella, Ognissanti, Uffizi, S.Spirito, Cascine, ma anche Ponte Vecchio, via Martelli, le Cascine, il giardino della Fortezza da Basso). Molte le novità introdotte nella nuova disciplina: canoni di concessione più alti per eventi e manifestazioni, indennità di utilizzo dell'«immagine» dei vari luoghi, considerata un valore aggiunto anche economico; rilascio delle autorizzazioni (da parte degli uffici del Comune previo parere vincolante della soprintendenza) subordinato a parametri (valore sociale, culturale, sportivo, politico degli eventi, effettivo interesse per la collettività, ricadute economiche sul territorio, capacità di «veicolare nel mondo il nome di Firenze»); creazione di una commissione di valutazione ad hoc, con i rappresentanti di tutti gli uffici comunali. Il regolamento ha anche previsto che su alcune aree (Signoria, Repubblica, Duomo, S.Giovanni, Martelli, S.Croce e Ponte Vecchio) decidessero non gli uffici, ma la giunta come è avvenuto, infatti, nel caso del Festival del gelato, che era previsto si tenesse anche in uno dei luoghi soggetti a «restrizioni » quale è piazza della Repubblica. Alla prova dei fatti, però, sostiene Givone, e cioè dei problemi esplosi intorno all'autorizzazione del Festival, «è chiaro che qualcosa va rivisto». Sapendo che in ballo c'è molto più di qualche articolo da rivedere: prima di stabilire norme, insomma, «bisogna sapere quali valori, fra quelli che strade e piazze del centro storico rappresentano, riteniamo inderogabili, e da quelli far discendere ogni decisione », compreso, a volte, qualche bel no. Le piazze, infatti, «non sono vuoti da riempire, quinte con cui valorizzare per lo più attività mercantili», ma «spazi pieni della nostra storia, dove ci rispecchiamo tutti, e dove l'insieme della città, da sempre, si autocelebra». Da qui la proposta di partire dallo stop del Tar «per ripensare il regolamento alla luce di un'idea di fondo della città che la rispetti innanzitutto come città della grande cultura». Più cauta l'assessore al commercio Sara Biagiotti: «Le piazze non sono al servizio del commercio », ricorda, «ogni manifestazione nel centro storico deve offrire un vantaggio a tutti, non solo a chi vende, e il regolamento serve a questo». In altre parole, la bocciatura del Tar «va rispettata », ma intanto Palazzo Vecchio ha incaricato di un parere la sua avvocatura.