(AGI) - Genova, 21 mag. - "E' indispensabile un celere intervento presso il ministero dei Beni culturali per scongiurare il declassamento dell'Archivio di Stato di Genova, che costituirebbe un pesante schiaffo alla storia e al patrimonio culturale della citta'". Cosi' Lorenzo Pellerano, consigliere regionale che, con un ordine del giorno approvato all'unanimità durante la seduta odierna dell'Assemblea, ha sollecitato la Giunta ad attivarsi in tutte le sedi competenti perché sia rivisto il disegno di riforma degli Archivi di Stato, attualmente in esame al dicastero del ministro Massimo Bray Secondo il recente piano di riordino gli Archivi di Stato saranno divisi in due categorie: nazionali e provinciali e "nell'elenco dei nove Archivi nazionali e' assente Genova, mentre compaiono Venezia, Firenze, Torino, Milano, Roma, Napoli, Palermo, Bologna e Bari. Non si capisce - prosegue il consigliere regionale - in base a quale criterio sia stato redatto questo elenco e soprattutto perché ne sia stata esclusa Genova, che possiede tutti i requisiti necessari per farne parte". A Genova e' conservato il patrimonio documentario e notarile più antico e vasto del mondo che testimonia, senza soluzione di continuità secoli di storia, dalla fine dell'XI secolo. Tra i documenti che gli esperti di tutto il mondo studiano anche il registro notarile più antico, risalente al 1154. L'archivio, poi, non ha eguali per la varietà delle tipologie contrattuali e per l'ampiezza degli orizzonti geografici. E' sempre l'Archivio di Stato di Genova a conservare l'archivio del Banco di San Giorgio, che non fu solo un potente istituto finanziario a livello internazionale, ma fu la prima banca pubblica d'Europa. Ancora, Genova ha l'unico archivio dell'Occidente che conservi gli originali di documenti bizantini del XII secolo, per non parlare del corpus delle fonti colombiane e di documenti fondamentali per la storia del Risorgimento.Per queste e altre ragioni, a difesa dell'archivio si sono schierati 40 esperti delle maggiori università di tutta Europa che hanno sottoscritto un appello indirizzato al ministro Bray e al presidente del Consiglio Letta per impedire una scelta illogica. Sarebbe auspicabile che si tagliasse qualche spesa a livello centrale, nelle direzioni generali dei ministeri, anziché intervenire sempre sulle sedi periferiche e sui trasferimenti a Regioni e Enti Locali.