Scandicci, il sindaco Gheri contro i vincoli "che strangolano le aree industriali" O NIENTE, o troppo. Sembra questo il destino delle politiche di tutela dei beni culturali in Italia, oscillante fra assenza di controlli e interventi eccessivi. «Adesso però a certe bischerate bisogna dire basta» sbotta il sindaco di Scandicci Simone Gheri, che come altri sindaci italiani, sostenuti dall'Anci, sta lottando «non certo il paesaggio, ma per il buon senso». In altre parole, «perché venga semplificata la normativa sui vincoli paesaggistici che rischia di strangolare il naturale sviluppo di aree industriali appetibili, allontanando imprese e risorse». Come quella di Scandicci, che ricade nel vincolo imposto a suo tempo per garantire il godimento del paesaggio che costeggiava l'autostrada del Sole: «Qualcuno sa spiegarci il senso di tutto questo, oggi, con un territorio completamente trasformato?» si chiede Gheri. E mentre una zona davvero pregiata come le colline verso la Valdelsa, «non è vincolata». A distese di capannoni come il lotto industriale di Scandicci, o in zone di scarsa qualità ambientale, come Casellina e Vingone, il vincolo vieta infatti non solo di edificare nuovi edifici, ma perfino di modificare quelli esistenti senza autorizzazione della soprintendenza, che di solito non ci mette mai prima di 60 giorni e anche quando autorizza aggiunge una serie di prescrizioni. «Applicate ai capannoni» dice il sindaco di Scandicci, «una vera assurdità». Come quelle imposte a un'azienda di prototipi per oggetti di pelletteria, controllata dalla Dior, che vuole trasferirsi nel capannone rilevato da un'azienda meccanica, ovviamente da trasformare: «Dopo due mesi la soprintendenza ha prescritto che le finiture esterne dell'edificio, dal colore agli infissi, venissero verificate con un sopralluogo congiunto con il Comune, previe specifiche campionature, imposto una rete di schermatura delle nuove condutture e pannelli fotovoltaici non riflettenti, e insomma accorgimenti che neanche in piazza della Signoria a Firenze ». Risultato, tempi che si allungano, costi che crescono, «col rischio che anche i pochi imprenditori di buona volontà si rivolgano altrove». Per non parlare poi «di come spiegare tutto questo a degli stranieri», tipo appunto Dior. Ma il cappio dei vincoli paesaggistici scatta anche per la Asl, a cui è stato prescritto di abbattere un piccolo padiglione all'aperto di una Rsa per anziani, nonché per piccole parti (anche solo un metro o due) di palazzi degli anni '60 o '70, non conformi ai progetti originari, che dovrebbero essere abbattute, e non solo sanzionate». Risultato, il Comune che cerca di chiudere un occhio, le soprintendenze che distolgono energie da questioni ben più decisive per il paesaggio. «E' l'ora di finirla di dire che il territorio lo distruggono i Comuni» protesta Gheri, «se la Toscana è la Toscana il merito è loro, ma un conto è tutelare, e un conto musealizzare tutto». L'ipotesi cui lavorare è che per le aree sottoposte a vincolo paesaggistico, ma di fatto compromesse o degradate, scattino procedure più semplici. Bisogna premere sul ministero, «e la Regione Toscana è con noi» dice Gheri. Frenano però le soprintendenze: definire degradate aree vincolate potrebbe chiamarle in causa per mancato controllo.