Lunedì cominciano i lavori: dureranno due anni e costeranno quasi due milioni LAURA NOBILE CI VORRANNO ancora due anni, poi i saloni della Palazzina Cinese, la residenza regale di Ferdinando IV di Borbone, torneranno a risplendere. Lunedì alla Palazzina Cinese si riapre il cantiere dei lavori e stavolta si tratta del lotto definitivo. In ballo c'è il restauro degli apparati decorativi interni di tutti i saloni, il completamento di alcuni lavori edili e l'impiantistica del sistema elettrico, antincendio e antifurto oltre all'allacciamento dei canali di scarico alla rete fognaria. Un unico appalto della Soprintendenza ai beni monumentali di Palermo, che ha affidato a Giulia Davi, dirigente servizio beni storico-artistici, la cura dei decori, all'architetto Eliana Mauro la parte edile e all'ingegnere Giuseppe Comparetto l'incarico di sistemare gli impianti. Il costo dei lavori è di quasi due milioni di euro provenienti da Agenda 2000; la gara d'appalto è stata vinta a novembre scorso dalle ditte Ati Sead srl e Giuseppe lngallina di Roma. Che da lunedì cominceranno ad allestire il cantiere. Il traguardo definitivo è fissato per il 2007. La parte centrale del progetto riguarda proprio la sontuosa decorazione degli interni, che coniuga in tutti gli ambienti i caratteri "orientali" dell'originaria "Casina alla cinese", acquistata dal re delle due Sicilie nel 1799, ai motivi neoclassici realizzati negli anni successivi dall'architetto Venanzio Marnigli a, insieme ad artisti come il Velasco, Patania, Riolo, Silvestri e Cotardi. Dal salone da ballo, alla Galleria col salone da ricevimento e l'attigua stanza da letto del re col letto a baldacchino con otto colonne di marmo bianco, dalla sala da pranzo col "tavolo matematico", fino all'appartamento della regina Carolina e l'attiguo salotto "turco" a motivi arabi, e la sala"Ercolana" con le pitture in stile pompeiane, fino al gabinetto delle pietre dure c'è da restaurare i soffitti dipinti e gli stucchi colorati, le volte e le pareti rivestite di pannelli di seta della Galleria, i marmi e le stoffe dipinte, gli intarsi lignei. «La complessità di questo restauro sta proprio nella vastissima tipologia di arredi, manufatti e dipinti presenti nei saloni della Palazzina spiega Giulia Davi marmi, stucchi, legni dipinti, tessuti, dipinti murali, lampadari, ciascuno con particolari tipologie di degrado da affrontare in modo diverso, dopo aver verificato l'impatto con saggi approfonditi sui diversi materiali». E le indagini di laboratorio hanno già determinato alcune scelte del progetto esecutivo: con la pulitura dei pannelli di stucco colorati, nella sontuosa Galleria del primo piano, è emerso ad esempio che sotto una superficiale patina verde c'era il colore blu originale e sarà ripristinato in sede di restauro. Dal punto di vista degli interventi architettonici, si provvederà adesso a eliminare zone di umidità dalle sale dell'orchestra e nel salone da ballo, ripristinare il collegamento con le antiche cucine (mail "tavolo matematico", l'ingegnoso sistema di funi che consentiva il veloce ricambio dei piatti, è già stato riattivato nel precedente lotto di lavori). I mobili dei diversi saloni invece, sono oggetto di un altro appalto: in parte sono già stati restaurati, per gli ultimi bisognerà attendere ancora qualche mese. Chiusa da oltre vent'anni, se si esclude l'apertura straordinaria per la giornata del Fai del '99, la Palazzina è ormai quasi sconosciuta ai palermitani più giovani: entro due anni sarà possibile tornare a visitare gli stravaganti appartamenti del re, con tutte le loro curiosità: come la sala da bagno del re, con la grande vasca ovale di marmo incassata nel pavimento, o il salotto alla turca della regina decorato con elementi moreschi, stelle e mezzelune, il boudoir dellepietre dure, tutto intarsiato in legno e pietre, fino alla "sala dei quattro venti", simile a una pagoda e adibita ad osservatorio. Per ora restano un ricordo nei libri d'arte e di fotografie.