LA LOGGIA di Isozaki potrebbe essere il simbolo del recupero del centro storico di Firenze. Ma bisognerebbe farla, altrimenti diventa, come ormai sta accadendo, il simbolo del mancato recupero. L'Ordine degli architetti di Firenze lancia un appello alle istituzioni: «Che fine ha fatto la Loggia di Isozaki? Facciamola. Non possiamo più aspettare. Da lì parte la credibilità del recupero degli spazi vuoti della città, a cominciare dal tratto che va da San Firenze a piazza dei Giudici». Spiegano che se si lascia marcire il progetto vinto con regolare concorso ormai da 15 anni dall'archistar giapponese Arata Isozaki, non si dà nessuna fiducia quando si parla di qualsiasi altro progetto. La Loggia, che dovrebbe sorgere sul retro degli Uffizi in piazza del Grano, uccisa ai tempi dall'ostracismo dell'allora sottosegretario ai beni culturali, Vittorio Sgarbi, e poi sballottata di polemiche in polemiche, di si fa e non si fa, di si fa e si rimanda, non la si è mai vista. Gli architetti dicono: «Decidetevi». Lo fanno durante uno degli incontri sulla «Firenze che sarà» organizzati per parlare del futuro. Il futuro che rischia di annegare travolto dal passato, protestano gli architetti che si rivolgono anche al nuovo ministro ai beni culturali, Massimo Bray. La Loggia, secondo loro, è simbolo della «credibilità di Firenze ma anche dell'Italia». E è uno spreco urbanistico proprio nel «crocevia dello sviluppo del tratto San Firenze, piazza del Grano, piazza dei Giudici». Uno snodo che potrebbe invece connettere il più importante museo della città con il resto di Firenze. Recuperando un'area del centro ancora vissuta come un «retro» e affollata di ex: ex Capitol, ex tribunale. Troppi ex che invece potrebbero invertire una tendenza «liberando verso la città l'enorme potenziale attrattivo esercitabile da un museo al passo con i tempi». Troppo semplicistico risolvere con una strada pedonale, dicono ancora, lì ci vogliono spazi pubblici di relazioni, botteghe, scuole, luoghi che consegnino la città ai cittadini e non solo ai turisti. L'Ordine si ribella all'immobilismo. E alcuni dei suoi membri si ribellano all'Ordine che accusano di decidere in modo verticistico senza consultare la base degli iscritti. Firmano la protesta in sette: Susanna Botti, Lorenzo Biagioli, Giuseppe Santarelli, Biagio Filippi, Francesco Biasci, Silvia Angotti, Giovanna Giuntini. Si riferiscono al parere dell'Ordine sulla bozza di revisione della legge di urbanistica regionale 12005 che dicono di avere appreso solo da un comunicato stampa del 28 marzo scorso, apparso su Repubblica. «Ci chiediamo quali siano le procedure di comunicazione dell'Ordine». Quanto al merito, non approvano il fatto che l'Ordine abbia detto di temere che la Toscana «diventi un territorio-museo: lo sviluppo della nostra regione potrebbe stopparsi, frenando gli investimenti sia pubblici che privati». Un attivismo che preoccupa i dissidenti i quali pensano che prima l'Ordine avrebbe dovuto chiedere di «verificare il concetto di trasformazione del territorio, di individuare i limiti tra città e campagna e di elencare gli interventi possibilio no nelle varie realtà territoriali». Insomma delle regole quadro e dei criteri guida che secondo Angotti sono necessari «in un territorio delicato come quello toscano», Prima di dare giudizi, è la conclusione, «l'Ordine dovrebbe organizzare dei seminari tematici approfondimento condivisi da tutti».