VERONA Gianna Gaudini respinge ogni accusa: «Nessuna risponde a verità». La soprintendente ai beni architettonici e del paesaggio non ci sta a passare come la burocrate che blocca la messa in sicurezza di San Bonifacio. E rimanda di fatto le responsabilità al mittente, dopo le dichiarazioni rilasciate dal sindaco Antonio Casu e dall'assessore provinciale alla protezione civile Giuliano Zigiotto che hanno accusato l'ufficio che lei dirige di bloccare con il decreto di tutela ogni possibile intervento di modifica dello storico ponte della Motta a San Bonifacio. VERONA Gianna Gaudini respinge ogni accusa: «Nessuna risponde a verità». La soprintendente ai beni architettonici e del paesaggio non ci sta a passare come la burocrate che blocca la messa in sicurezza di San Bonifacio. E rimanda di fatto le responsabilità al mittente, dopo le dichiarazioni rilasciate dal sindaco Antonio Casu e dall'assessore provinciale alla protezione civile Giuliano Zigiotto che hanno accusato l'ufficio che lei dirige di bloccare con il decreto di tutela ogni possibile intervento di modifica dello storico ponte della Motta a San Bonifacio, struttura in ferro risalente al 1876. Ponte che, trovandosi due metri più basso rispetto all'altezza degli argini e in un punto di strozzatura dell'alveo dell'Alpone, costituisce un pericoloso ostacolo al defluire delle acque in una situazione di piena. Agli accusatori si era aggiunto, con un duro commento sull'operato della Soprintendenza, il docente di idrodinamica all'Università di Padova, Luigi D'Alpaos. Ma Gaudini rifiuta la gogna. Pur rimandando a mercoledì qualsiasi comunicazione ufficiale in merito alla questione, quando, spiega, «è stata convocata alle 9,30 una riunione dal prefetto, in seguito alla quale sarà diramato un comunicato stampa», l'architetto ci tiene a precisare alcune cose. «La sicurezza delle persone per noi viene prima di tutto. Inoltre un provvedimento di tutela monumentale non significa assolutamente l'intangibilità del monumento vincolato». E a dimostrazione di quanto afferma porta l'esempio che lo stesso sindaco Casu nelle dichiarazioni al Corriere di Verona di due giorni fa aveva ricordato: «Già nel 2005 era stato approvato un progetto per apportare importanti modifiche al manufatto, progetto che non so per quale ragione non sia stato già attuato». Ma non solo: «Qualche mese fa - continua Gaudini - mi è stato presentato un nuovo progetto che ha avuto l'approvazione nel giro di un solo giorno. E nemmeno in relazione all'attuazione di questo non ho alcuna notizia. Infine - conclude - se ci fosse bisogno di apporre nuove modifiche al progetto, modifiche che non posso prevedere non avendo io competenza in merito di sicurezza idrogeologica, basta che vengano presentate, come già accaduto. E come già accaduto, la questione verrà esaminata con la massima rapidità». Del caso del ponte della Motta è stato interessato anche il deputato del Pdl Giancarlo Galan, in qualità di presidente della Commissione Cultura alla Camera. «Sono a conoscenza del problema - dice - e nei limiti del possibile una mano la darò. Ma è ovvio che i poteri decisionali che mi competono sono limitati in questo caso. L'unica cosa che posso affermare con certezza è che ci sono delle leggi sulla Protezione civile che possono superare qualsiasi problema». Quanto all'apertura di un'inchiesta da parte della procura di Verona, «ognuno faccia le verifiche che ritiene opportune, ma posso assicurare che, oggi, non esiste alcun sistema idraulico in grado di sopportare una simile massa d'acqua». Le parole sono di Antonio Nani, presidente del Consorzio Alta pianura veneta, impegnato negli anni successivi alle alluvioni del 2010-2011, a realizzare i lavori. «Nell'Est veronese sono caduti 220 millimetri d'acqua in poco più di 13 ore: per riuscire a mettere in sicurezza la zona, praticamente sarebbe stato necessario che i letti dei fiumi fossero il doppio di quelli attuali e che i paesi fossero spostati. Noi abbiamo fatto il massimo - chiarisce Nani - Il nostro piano è pensato per sopportare l'urto di 120, massimo 150 millimetri di pioggia in un breve arco di tempo: 220 sono veramente una quantità d'acqua enorme. Qualunque professore di idraulica lo può confermare». Quindi le responsabilità, al di là della calamità naturale, per il presidente Nani sarebbero di difficile individuazione. «Sono eventi che si ripetono ogni 150 anni e noi ci ritroviamo in quell'arco di tempo».
San Bonifacio (VR). La soprintendente: Accuse false
La soprintendente ai beni architettonici e del paesaggio di Verona, Gianna Gaudini, ha respinto le accuse di bloccare la messa in sicurezza del ponte della Motta a San Bonifacio. Gaudini ha affermato che la sicurezza delle persone è la priorità e che un provvedimento di tutela monumentale non significa l'intangibilità del monumento. Ha anche ricordato che già nel 2005 era stato approvato un progetto per apportare modifiche al ponte, ma non è stato attuato. Il sindaco Antonio Casu e l'assessore provinciale alla protezione civile Giuliano Zigiotto hanno accusato l'ufficio di Gaudini di bloccare ogni possibile intervento di modifica dello storico ponte.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo