VENEZIA «Secondo i dati dell'Osservatorio Ambiente Italia il Veneto è la seconda regione dopo la Lombardia per territorio urbanizzato, l'11 del totale; la media nazionale è del 7,6. La cementificazione non è la causa madre di allarmi come quello di questi giorni ma c'è indubbiamente una correlazione». Parla il presidente di Legambiente Veneto Luigi Lazzaro. Se consideriamo questo dato in relazione alla popolazione, cioè i metri quadrati edificati per abitante, la nostra regione conquista il primo posto: dati Cresme (il Centro ricerche economiche e sociali di mercato per l'edilizia e il territorio) indicano che dal 2002 al 2010 sono stati edificati oltre 148 milioni di metri cubi di cemento per edilizia residenziale, a fronte di 429.274 veneti in più nello stesso arco di tempo. Oggi il rapporto considerato ottimale sarebbe di 150 metri cubi per abitante: vuol dire che in dieci anni si è costruito per ospitare una popolazione di oltre 980 mila abitanti. «Le province di Belluno e Rovigo in realtà sono poco infrastrutturate continua Lazzari ; il parco regionale del delta del Po è un altro elemento che aiuta a sfogare la pressione della cementificazione in queste aree. Tolte loro però, siamo ben oltre il 20 di superficie cementificata! Si è costruito troppo». In una regione in cui 327 comuni (il 56 del totale) sono interessati da fenomeni di dissesto idrogeologico, la questione si fa seria. Se non bastassero la memoria collettiva dell'alluvione del 2010 e l'emergenza sfiorata di questi giorni, di cui subiamo ancora gli strascichi. L'eccessiva urbanizzazione, specialmente in territori fragili e a rischio, va legata ai cambiamenti climatici dell'ultimo ventennio. Sempre Legambiente denuncia un aumento negli ultimi dieci anni di frane e alluvioni: se fino al 2000 ogni anno questi fenomeni interessavano mediamente quattro regioni, da lì in avanti il numero di regioni coinvolte è raddoppiato. Così come sono aumentati i fenomeni meteorologici una volta considdetti «eccezionali». Solo dai dati registrati dai pluviometri in occasione dei principali eventi recenti, si nota nelle ore prima di ciascun evento come sia piovuto più della metà di quanto avveniva mediamente in un anno. Se lo sfruttamento indiscriminato del territorio non è l'unico colpevole, da qualche parte si dovrà pur cominciare: per ottenere una concessione edilizia si va in comune. Detto fatto: sentito Giorgio Dal Negro, presidente dell'Anci Veneto, l'associazione che riunisce i comuni della regione. «Certamente negli anni Settanta e Ottanta le autorizzazioni venivano rilasciate per così dire «un tanto al metro», verso fine anni Novanta si è iniziato a riflettere di più sul territorio e le sue caratteristiche idrogeologiche. Oggi l'attenzione è ancora superiore, vuoi per assunzione di responsabilità, vuoi perché i nuovi sindaci hanno una consapevolezza maggiore, vuoi perché la domanda sul mercato edilizio si è contratta a causa della crisi dice Dal Negro . I Piani di assetto del territorio che vedo oggi sono molto più restrittivi e tengono in considerazione il rischio idrogeologico quando c'è, così come i piani d'intervento. Parlerei di un'inversione di tendenza sostanziale! Anche se ovviamente, caso per caso, sono i singoli ad essere responsabili di ciò che è stato fatto oppure no». Davvero? Eppure, solo un esempio (recentissimo), il consiglio comunale di Vicenza ha approvato la lottizzazione dell'area di Ca' Tosate, di oltre quattromila metri quadrati, che nei giorni scorsi è stata sommersa dalle acque del Bacchiglione esondato. Nonostante i tecnici che hanno redatto il piano al vaglio del comune abbiano scritto, testualmente: « L'altezza massima (delle nuove abitazioni, ndr) va determinata dalla strada rialzata sopra quota inondazioni». La data sotto al timbro è il 7 febbraio 2013. Un ventennio dai mitici Ottanta.