Un anno dopo il terremoto in Emilia ricomincia un'altra battaglia: quella contro il tempo e la burocrazia. Il bilancio della ricostruzione evita la retorica dell'elogio e si concentra sulle cose che si dovevano fare e non sono state fatte: molte case sono a pezzi, tante fabbriche non hanno riaperto, i fondi dello Stato non sono arrivati e i bizantinismi delle autorizzazioni restano un intralcio per sindaci e amministratori. Sarebbe però ingiusto ignorare il grande sforzo compiuto in un territorio squassato dalle scosse del 20 e 29 maggio, il coraggio e la tenacia delle popolazioni, la produttività recuperata al 90 nel distretto biomedicale. Il presidente Errani che ammette problemi e difficoltà nella ricostruzione dei centri storici offre un (raro) esempio di autocritica, ma dai comuni emiliani è arrivato in questi mesi un messaggio di efficienza e straordinaria solidarietà. Cittadini, sindaci, volontari e Regione hanno fatto un lavoro enorme, mostrando il lato positivo di un Paese che nei momenti difficili riesce a dare il meglio di sé. Il meglio l'Emilia l'ha dato evitando a migliaia di bambini di perdere anche solo un giorno di scuola: la rapidità d'intervento, l'impegno della Protezione civile, la collaborazione con i privati, la determinazione di insegnanti e genitori hanno permesso agli istituti scolastici di trainare una rinascita vissuta con il cuore da un'intera comunità. Adesso bisogna ricucire il nuovo con il vecchio, per restituire ai centri storici la vivibilità perduta e consolidare un modello di intervento che in un territorio a rischio è una necessità. Quel che è accaduto un anno fa in Emilia ci dice che viviamo in un Paese meraviglioso e fragile: averne cura, metterlo in condizioni di sicurezza deve essere una priorità, anche nella crisi che stiamo affrontando. Ps. (Quando si parla del terremoto 2012 si dice Emilia. Ma esistono anche i comuni mantovani danneggiati dallo stesso sisma. A volte ce ne dimentichiamo. Noi dei giornali, lo Stato e la regione Lombardia. Non ci sono state vittime, ma crolli e crepe hanno danneggiato opere d'arte e interi paesi, da Mantova a Moglia a Quistello. La ricostruzione va spinta anche qui).