Presidente socialista, ma erede di una tradizione bipartisan di interventismo culturale che caratterizza la Francia della quinta repubblica da André Malraux a Jack Lang, François Hollande ha lanciato un'idea non priva di implicazioni apprezzabili in un'Italia che fatica a reperire i fondi necessari a salvare il Maggio. Il progetto formulato dal suo ministro per la Cultura Aurélie Filippetti, figlia per altro di un emigrante umbro prevede di finanziare la cultura con i proventi di una tassa dell'uno per cento sui supporti elettronici. La proposta non manca di una sua logica. Tablet, pc, smartphone sono fabbricati all'estero e la loro vendita non reca benefici alle imprese europee che creano contenuti culturali, anzi, consentendo in molti casi un'elusione del copyright, comporta loro un danno. Ma la cultura ha bisogno di essere finanziata solo in Francia? Le vicende del Maggio fiorentino e, si potrebbe aggiungere, le condizioni deplorevoli in cui versano molte istituzioni culturali, la crisi dell'editoria e delle piccole librerie toscane dimostrano che non è così. Da un lato l'acquisto di supporti informatici storna le risorse delle famiglie dai tradizionali consumi culturali; dall'altro la possibilità di accedere semigratuitamente ai contenuti (basti pensare alla libera consultazione della Treccani e alla digitalizzazione dei libri di testo) rischia di mettere in ginocchio settori vitali dell'industria culturale, come l'editoria scolastica, in cui Firenze poteva vantare fino agli anni Novanta un lusinghiero primato. Per questo la proposta Hollande-Filippetti meriterebbe di essere presa in seria considerazione in un'Italia passata da una fase di assistenzialismo indiscriminato, in cui venivano finanziate persino pubblicazioni pornografiche, a una di tagli altrettanto indifferenziati, che rischiano di far morire le nostre autentiche eccellenze. Tassare le aziende della provincia per finanziare il Maggio sarebbe un errore, anche perché i tempi del turismo d'élite in funzione del quale fu pensato il Festival sono finiti e quel pubblico di notres dames des wagons lits che scendeva dal treno nella nuova stazione di Santa Maria Novella e soggiornava nei begli alberghi dei Lungarni è stata da tempo sostituita dal popolo delle pizze al taglio. Ma, per dirla con Malraux, i prodotti culturali (Maggio compreso) non sono prodotti come tutti gli altri. Non esiste soltanto «l'eccezione francese»: esiste anche un'eccezione italiana e, se ci si permette, toscana.