Di Francesco: «Un miliardo di danni» Da un lato è felice perché «le prime stime dei danni si sono fortunatamente rivelate più pessimistiche del reale». Dall'altro le piange il cuore di fronte a certi disastri provocati dal sisma, «come la chiesa parrocchiale di San Felice al cui interno si è sbricolato perfino il campanile». La direttrice regionale dei Beni culturali e paesaggistici dell'Emilia-Romagna Carla Di Francesco fa un bilancio dello stato in cui versa il patrimonio culturale a un anno dal terremoto in Emilia. Partiamo dai numeri. A quanto ammontano i danni? «Parliamo di beni ecclesiastici e di proprietà pubblica, quindi escludendo i circa 200 beni culturali di privati. Avevo fatto una previsione, basandomi sulle segnalazioni, di arrivare a circa 2 miliardi di euro di danni. Nella realtà parliamo di circa 1 miliardo di euro: 950 milioni di euro, per l'esattezza, di cui 530 milioni di beni pubblici e circa 420 di nei ecclesiastici. Si tratta in totale di circa 1.200-1.300 beni. Gli uffici del commissario Errani faranno uscire il programma degli interventi che si basa sulle valutazioni fatte fino ad ora. Sarà un programma suddiviso per piani annuali di intervento». Ci sono i soldi per intervenire su tutti i beni? «È una domanda da porre al commissario. Per quanto ne so non ci sono tutti ora, ma si può iniziare con la prima annualità». Quali sono i primi interventi? «Saranno le amministrazioni pubbliche e le diocesi, in base all'uso del bene, a fissare le priorità». Dove sono le situazioni peggiori? «Nella provincia di Bologna gli immobili ridotti in condizioni peggiori sono due o tre al massimo, ad esempio la Collegiata di Pieve di Cento dove è crollata completamente la cupola. Nel modenese ci sono chiese completamente scoperchiate o crollate nelle parti alte. In un buonissimo numero di casi sono state fatte opere provvisionali e di messa in sicurezza, così da proteggere i resti dagli agenti atmosferici. Gli immobili in condizioni più gravi possono aspettare anche uno o due anni perché sono stati messi in sicurezza e così si può dare la priorità a quelli più urgenti per l'uso che se ne fa». Un altro capitolo è rappresentato dai beni mobili, ovvero le opere d'arte contenute in chiese, canoninche, castelli, rocche. Che fine hanno fatto? «Quelli delle Diocesi di Bologna, Modena e Carpi sono stati ricoverati al Palazzo Ducale di Sassuolo, dov'è stato allestito un cantiere per la messa in sicurezza e il primo intervento. Come ministero per i Beni culturali stiamo finanziando questa operazione. Abbiamo chiamato in aiuto l'Istituto centrale del restauro e l'Opificio delle pietre dure, i due istituti del ministero che fanno alta formazione per i restauratori d'opere d'arte, il meglio che esiste. Da febbraio ci sono 8 giovani diplomati che prendono le singole opere, le catalogano e fanno le prime azioni di intervento in attesa del restauro. Si tratta di circa 1.300 opere. L'intera operazione, che paghiamo almeno fino alla fine del 2013, costa circa un milione di euro. La Fondazione Cassa di risparmio di Modena paga 4 mesi di attività, con circa 150 mila euro». Un bilancio dunque positivo? «Dopo un anno siamo al varo del programma di interventi. Vuol dire che abbiamo lavorato tantissimo». Qual è il bene culturale danneggiato dal sisma che l'ha più colpita? «La chiesa parrocchiale di San Felice sul Panaro. È impressionante. L'avevo già vista dopo la prima scossa del 20 maggio, era rimasta la facciata, un pezzo di campanile, un po' di abside, la torre e le pareti fino a tre quarti d'altezza. Dopo il 29 campanile e torre sono scomparsi: ci saranno cinque metri di macerie all'interno della chiesa».
Emilia, sisma. Alla cultura ferita servono altri soldi. Ma si può partire
Carla Di Francesco, direttrice regionale dei Beni culturali e paesaggistici dell'Emilia-Romagna, ha fatto un bilancio dello stato in cui versa il patrimonio culturale a un anno dal terremoto in Emilia. I danni sono stati stimati in circa 1 miliardo di euro, con 530 milioni di euro per beni pubblici e 420 milioni di euro per beni ecclesiastici. Ci sono 1.200-1.300 beni interessati. Gli uffici del commissario Errani stanno lavorando per creare un programma di interventi, che sarà suddiviso per piani annuali. Non ci sono tutti i soldi per intervenire su tutti i beni, ma si può iniziare con la prima annualità.
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