E Zigiotto avverte: «Ora se ne occuperà Galan» SAN BONIFACIO L'ultima lettera è di una ventina di giorni fa. E secondo il Comune di San Bonifacio è la conferma dell'impossibilità di togliere, spostare o modificare il ponte della Motta. Cioè quel ponte che da decenni rappresenta il problema idraulico del paese. La missiva, l'ultima di un fitto carteggio tra Soprintendenza regionale e Comune, è datata 22 aprile e porta la firma del direttore regionale Ugo Soragni. Nel provvedimento Soragni ribadisce ciò che dichiarava meno di un mese prima, e cioè che il ponte della Motta è «dichiarato di interesse culturale» ai sensi del decreto legislativo 42 del 2004, e che vi «sono incluse le strutture orizzontali e quelle murarie sottostanti il ponte (spalle e plinti)». In pratica, non solo lo spalle, come già si sapeva, ma anche la struttura orizzontale del ponte diventerebbe oggetto di tutela, dichiarandolo, forse, inamovibile. Questa è la conclusione di una vicenda che ha inizio l'anno scorso e che coinvolge, oltre a Soragni, anche altri soprintendenti. Del ponte, infatti, secondo le carte in possesso del Corriere di Verona, sono stati interessati anche Vincenzo Tinè, soprintendente per i Beni archeologici del Veneto, e Gianna Gaudini, soprintendente per i Beni architettonici e paesaggistici della provincia di Verona. Il compito di Tinè è rapido: deve valutare se il ponte sia da tutelare dal punto di vista archeologico. Ma così non è e difatti il soprintendente nel gennaio di quest'anno scrive: «Si comunica che l'immobile non è di interesse archeologico, ma potrebbe risultare a rischio il suo sedime perché in prossimità di un villaggio di epoca medievale». L'attuale ponte della Motta è stato costruito nel 1876, quindi, non c'è alcuna possibilità che abbia rilevanza archeologica. Potrebbero avercela, invece, l'area in cui è stato costruito o i resti di ponti più antichi eretti e poi distrutti. A questo punto è la soprintendente Gaudini a scrivere una relazione storico artistica di questo ponte della Motta e dei suoi predecessori. A partire dal '300 c'è notizia di un ponte che oltrepassa l'Alpone. In origine, però, la sua posizione era diversa dall'attuale, posta più a nord «in un punto dove l'alveo del fiume, come profondità lunghezza e geologia del fondale, permisero più facilmente la costruzione». Di quel ponte originario, scrive chiaramente Gaudini «non rimane nulla». I secoli si susseguono e così i ponti che le piene si portano via: nel 1615, il pittore Francesco Galeri ne ritrae uno, ma fa notare Gaudini nella sua relazione, che tra il ponte nel disegno «e quello attuale ve ne sono almeno altri due: il primo risalente alla metà del Seicento in muratura ad arco unico e il secondo nel 1830 in sostituzione di questo, abbattuto dalle acque nel 1812, doveva essere in legno con pile e spalle in laterizio». Il tema delle piene dell'Alpone è ricorrente per le sorti del ponte della Motta, tanto che nemmeno il ponte ottocentesco dura molto. Scrive Gaudini: «In seguito, l'ennesima terribile piena ripropose il problema del ponte con l'abbattimento del primo manufatto ottocentesco. Per la sua ricostruzione la proposta vincente di un breve concorso indetto dal Comune di San Bonifacio fu quella di un capace ingegnere che utilizzò l'innovativa, ma all'estero già ampiamente utilizzata, tecnica della costruzione in ferro». Siamo giunti così al 1876 e a Carlo Donatoni, progettista dell'attuale ponte: è suo il merito di realizzare un ponte di «interesse culturale» ai sensi della legge «in quanto - secondo la relazione di Gaudini - costituisce un significativo esempio di ponte, le cui caratteristiche squisitamente tecniche rappresentano una sorta di manuale sulle costruzioni in ferro ottocentesche». Letta questa relazione, Soragni, il 28 marzo, decreta che il ponte della Motta è «di interesse culturale», fatto che rende molto più complessi eventuali progetti di spostamento del manufatto. Difficile ora conoscere quale sarà il destino del ponte costruito nel 1876: «Da oggi si dovrebbe occupare della questione anche il presidente della commissione Cultura Giancarlo Galan« ha fatto sapere Tiziano Zigiotto dopo averlo informato del problema. Sempre che il fiume non agisca come sua abitudine. Cioè come si augurava chi stava sui suoi argini giovedì pomeriggio.
San Bonifacio (VR), ponte della Motta. Il carteggio tra soprintendenti: Ponte di interesse culturale
Il Comune di San Bonifacio ha ricevuto una lettera della Soprintendenza regionale che conferma che il ponte della Motta è di interesse culturale e non può essere spostato o modificato. Il ponte è stato costruito nel 1876 e rappresenta un esempio significativo di costruzione in ferro ottocentesca. La Soprintendenza ha dichiarato che il ponte è di interesse culturale ai sensi del decreto legislativo 42 del 2004. Il presidente della commissione Cultura Giancarlo Galan ha fatto sapere che si occuperà della questione. Il destino del ponte è ancora incerto, ma sembra che sia destinato a rimanere in posizione.
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