II Fai svela luoghi inaccessibili Accesso gratuito ad oltre 100 palazzi, ville e chiese - In Emilia-Romagna protagoniste le sale private del clero Di solito chiusi al pubblico, inaccessibili. Per mancanza di personale, o per semplice, e deprecabile, disinteresse. Sono palazzi, ville; castelli, parchi storici, chiese e conventi, dei quali si scorgono facciate o frammenti di bellezza attraverso inferriate di cancelli imponenti e, naturalmente, sbarrati. In questo fine settimana il Fondo ambiente italiano (Fai) ci restituirà 383 capolavori di 175 città italiane. Proprio sabato 22 e domenica 23 marzo cade la "XI Giornata Fai di primavera": l'associazione permetterà agli italiani di poter visitare, gratis, gioielli della storia dell'arte. Nel 2002 hanno approfittato dell'occasione 380mila persone, che quest'anno potrebbero anche superare quota 400mila. Rispetto alle scorse edizione è rimasta quasi immutata la filosofia della Giornata di primavera: ci sono i volontari quattromila quest'anno che si inventano guide, alcuni sindaci che per questa due giorni abbandonano le scartoffie - . fanno i ciceroni, vengono aperte al pubblico anche le proprietà gestite direttamente dal Fai (come il teatrino di Vetriana Pescaglia, in provincia di Lucca). Tra le novità si segnalano le visite in bicicletta tra le opere d'arte organizzate dalla federazione italiana amici della bicicletta e, soprattutto, la decisione di inserire nel programma degli iti-nerari luoghi che con i musei hanno poco a che fare. E il caso, per esempio, del percorso guidato tra "le sagrestie, stori-che dell'Emilia-Romagna", realizzato con la collaborazione della Cei, la Conferenza episcopale italiana. Sotto i riflettori, quindi non le chiese, ma le sagrestie. «E perché mai? replica Marco Magnifico, direttore generale del Fai Le sacrestie sono state costruite curando con dovizia ogni particolare perché erano gli uffici dei preti. Casomai è vero che c'è una certa ritrosia a farle vedere perché sono di fatto il cuore privato delle chiese». Sono arredi, mobili e quadri accumulati negli anni, soprattutto grazie a lasciti, e perfettamente conservati grazie alla pignoleria dei religiosi. È il caso, a Bologna, della sacrestia del santuario del Corpus Domini. Neanche i bombardamenti della seconda guerra mondiale sono riusciti a scalfire l'elegante sala realizzata nel 1765 da Francesco Maria Rossi. Intatta, e bellissima, la porta d'ingresso, incorniciata da paraste e da un timpano triangolare interrotto, nella quale è incassata una raffinata cimasa che contiene il simbolo del Corpus Domini (calice con l'ostia, patena e purificatorio). Poco più là, sedendosi su quattro inginocchiatoi si può ammirare una pala d'altare di Giovan Pietro Canotti, raffigurante Santa Caterina de' Vigri. Una vera pinacoteca è, invece, la sagrestia della basilica di San Martino Maggiore. Giovanni da Brensa nel 1510 l'ha impreziosita coprendo il tetto con volte, a botte ribassate con unghiature, creando un perfetto sfondo per un'immagine "dell'Eterno Padre" attribuito da alcuni a Guido Reni e da altri ad Annibale Carracci per una pala della Crocifissione del 1624, opera di Francesco Carboni. Sulle lunette del presbiterio fanno bella mostra di sé affreschi degli episodi della vita di Santa Teresa, di Gesù e delle Quattro Virtù, dipinti nel 1642 da Vincenzo Spisanelli. Dalle sacrestie delle chiese di Sant'Agostino e di Santa Cristina di Cesena, i paramenti sacri appartenuti a Pio VII. In quella che è stata la dimora del pontefice che scomunicò Napoleone, e che dal Corso fu mandato in esilio, si ammirano le vesti liturgiche conservate in ottimo stato e realizzate con pregiati tessuti e decorazioni. A Modena. nella sagrestia dell'abbazia di san Pietro, un suo predecessore, Leone X, concedeva nel 1518 l'indulgenza plenaria a chi contribuiva alla costruzione della sala. Eccola composta anche da un'anti-sacrestia, adornala da un lavatoio di fattura rinascimentale e da ritratti di modenesi illustri. Nella sacrestia c'è una tela nella quale Bartolomeo Cesi abbozza quella "Adorazione dei Magi', realizzata poi per l'altare maggiore di San Domenico a Bologna. Qualche anno dopo il cremonese Giovan Francesco Bren-nona da Cremona avrebbe intarsiato e intagliato un bancone in legno con oggetti da lavoro: scatola, libro, calamaio, asse per lavare, pialla e treppiede. Altro papa, altra sagrestia: Paolo ili e la Collegiata di San Bartolomeo Apostolo a Busseto -Parma). Qui, nel 1543. il pontefice e Carlo V decisero la nascita del Ducale di Parma e Piacenza. Qui, qualche anno, dopo sarebbe stata collocala una tela nella quale Luca Giordano raffigura San Pietro d'Alcantara che confessa Santa Teresa. In occasione dell'XI Giornata di primavera verrà esposto in via eccezionale il Tesoro di San Bartolomeo: una collezione di arredi sacri composta da sontuosi paramenti, tessuti o ricamali, una trecentesca Pace a trittico in avorio della bottega veneziana degli Embriachi, argenterie sbalzale e cesellate.
II 22 e 23 marzo sarà possibile visitare una cinquantina di opere d'arte solitamente chiuse durante il resto dell'anno
L'associazione Fai (Fondo ambiente italiano) organizza la "XI Giornata Fai di primavera" il 22 e 23 marzo, che consente agli italiani di visitare gratuitamente oltre 100 palazzi, ville e chiese in tutta Italia. Quest'anno, oltre 400mila persone potrebbero partecipare. Le visite sono guidate da volontari e sindaci, e sono aperte anche le proprietà gestite direttamente dal Fai. Tra le novità, ci sono visite in bicicletta e itinerari che includono luoghi con musei poco connessi. Le sagrestie delle chiese sono state costruite per essere gli uffici dei preti e sono considerate il cuore privato delle chiese.
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