Sfortunato, riuscito solo al secondo tentativo, fuso nel bronzo riciclato dei cannoni di Castel Sant'Angelo e traportato dai carri sulle salite degli Appennini, il «Napoleone come Marte Pacificatore» arriva a Milano quand'è troppo tardi, nel disastroso 1812 della campagna di Russia. L'immagine dell'imperatore è ormai offuscata e per la statua non c'è più spazio: finisce in cantina, una vergogna da nascondere, abbandonata nei depositi del palazzo di Brera. Dovrà aspettare l'alba del Risorgimento e il patto tra Vittorio Emanuele II e Napoleone III per uscire dal buio della Storia: «Marte Pacificatore» sarà alzato sul piedistallo solo nel 1859. La saga del Canova di Brera inizia nel 1807, due anni prima dell'inaugurazione della Pinacoteca. È il viceré Eugenio di Beauharnais a commissionare l'opera al Fidia italiano. Il bronzo viene fuso nella bottega romana dei Righetti, ma la statua non è pronta per l'apertura del museo (una versione in marmo, inviata a Parigi nel 1811, oggi è esposta a Londra). Il resto è travaglio, punizione e riscatto di un capolavoro. Tanto prezioso da venire saccheggiato. La vittoria alata nella mano destra di Napoleone è un copia dei primi anni Ottanta. L'originale, rubata nel 1978, non è mai stata ritrovata.