Il presidente dei Terminal: rotta sicura grazie ai fondali poco profondi Una rotta alternativa. Che abbandoni il passaggio accanto a piazza San Marco, con i vacanzieri che fotografano dall'alto il Ponte dei Sospiri. Che non passi più dal cuore di Venezia e dal canale della Giudecca ma, entrando dalla Bocca di Malamocco, raggiunga la stazione marittima attraverso il canale dei Petroli, quello che adesso utilizzano i mercantili. Alla soluzione che eviti polemiche e scontri crede l'Autorità portuale e il suo braccio operativo, la Venezia terminal passeggeri. «Per realizzarla si dovrà scavare il canale Contorta-Sant'Angelo spiega Sandro Trevisanato, presidente della società che gestisce approdi e banchine . Attualmente è profondo quattro metri, andrebbe portato a dieci o undici. E in questo modo i turisti potrebbero continuare a raggiungere Venezia». Non è una novità. Se ne parla almeno da dieci anni. E c'è uno studio del Magistrato delle Acque che ha poi rafforzato il progetto della nuova via d'acqua che dovrebbe svilupparsi per dodici chilometri nel canale tra Malamocco e l'area industriale di Marghera. I lavori per renderla praticabile dovrebbero riguardare in particolare un tratto lungo quasi cinque chilometri e prevedono anche la realizzazione di una cunetta larga un'ottantina di metri. I fanghi che verrebbero recuperati con gli scavi nel nuovo canale sono stimati in quattro milioni di metri cubi, e sono in gran parte «fanghi puliti», che quindi potrebbero essere riutilizzati per la ricostruzione di strutture a protezione della Laguna. Secondo le verifiche del Magistrato delle acque, poi, i lavori non comporterebbero «significative modifiche idrodinamiche» dell'area. Ma nemmeno questa alternativa piace agli ambientalisti, che si oppongono con forza: «Venezia senza la sua Laguna non esisterebbe. È arrivato il momento di fermarsi, di rispettare un ambiente così fragile e delicato» spiega Silvio Testa, portavoce del comitato del No Grandi Navi. È una battaglia antica, che ha ripreso vigore dopo il naufragio del Giglio, e ancora di più dopo la tragedia di Genova. Due fronti contrapposti, ognuno con studi e pareri di esperti che giungono a conclusioni conflittuali. Trevisanato, oltre al progetto di canale alternativo, mostra infatti i risultati delle analisi batimetriche, quelle che scrutano i fondali. I «limiti di arenamento», le fasce cuscinetto che eviterebbero l'impatto, sono quasi sempre di decine di metri. «Le navi da crociera passano davanti a San Marco e alla Giudecca in canali artificiali. Impossibile uscire da quei binari, e se anche fosse sarebbero fermate dai fondali sabbiosi. Abbiamo margini di sicurezza notevoli ripete quindi il numero uno della Venezia terminal . Le navi viaggiano con un rimorchiatore davanti e uno dietro, in modo rettilineo. Non è un bacino di evoluzione, nessuna manovra come a Genova. E una nave da crociera non è una portacontainer, è molto più leggera. Impensabile che finisca fuori rotta». La querelle impatta sul mondo delle crociere, e cioè su una fetta significativa dell'economia della città. Nel 2000 le navi cariche di crocieristi che «toccavano» Venezia erano duecento, l'anno scorso sono state ben 661. Tredici anni fa i turisti arrivati via mare erano 300 mila, l'anno scorso hanno sfiorato un milione e 800 mila, sei volte tanti. Con un fatturato stimato in un miliardo di euro, indotto compreso. E i fondali di sabbia sono soltanto uno dei tanti terreni in cui si è impantanata questa «guerra». La società che gestisce il sistema portuale assicura che le navi hanno una carena quasi piatta, che non c'è nessun moto ondoso ma soltanto «un modesto innalzamento della Laguna», e che «sull'inquinamento i dati dell'Arpav mostrano che siamo al 50 per cento dei limiti, già di per sé molto garantisti», come spiega Trevisanato. Che annuncia anche la sigla di un accordo che sarà ufficializzato domani con Comune, Capitaneria e compagnie di navigazione per l'adozione di carburanti puliti. Mario Porqueddu