Una dèbacle politica e culturale, una pessima figura con la Russia, coinvolgendo anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano («un'apertura che conferma il respiro internazionale di Ferrara e il suo ruolo privilegiato nella cultura europea» , disse all'inaugurazione), di Romano Prodi (allora presidente del consiglio, che firmò un protocollo d'intesa con Vladimir Putin), di Francesco Rutelli che era ministro dei Beni culturali («giusto riconoscimento a una città che ha molto accresciuto la capacità di valorizzare il suo patrimonio storico artistico»), di Dario Franceschini, parlamentare Pd ferrarese («sono orgoglioso del sostegno delle istituzioni del Paese alla straordinaria iniziativa»). I conti indicano 2 milioni di euro pubblici buttati al vento, non poca cosa in questi tempi di spending review e di tassazione esorbitante. Una vicenda che ha dell'incredibile e infatti è già rimbalzata anche sulla stampa russa, facendo fare all'Italia una figura davvero peregrina. Si tratta della fondazione Ermitage (nel nome, italianizzato, è scomparsa l'h), che doveva essere la prestigiosa succursale italiana del blasonato museo russo. Per ospitarne la sede si fece avanti Ferrara, con l'allora sindaco Pd, Gaetano Sateriale, che indossò nel 2007 la fascia tricolore e via con le cene ufficiali, i viaggi, i brindisi all'amicizia italo russa, l'arrivo di Napolitano, il plauso di Prodi, che dai tempi di Nomisma ha rapporti stretti con le autorità russe, non invitato (per sua fortuna) Silvio Berlusconi, amico di Putin ma pur sempre leader del partito in opposizione al Pd, che invece voleva (e ha) messo il marchio sull'operazione, con giornalisti arrivati da tutt'Italia e non solo. Ecco come descriveva la festa, la solitamente compassata Pravda online: «A Ferrara verrà aperta una filiale dell'Hermitage, la notizia è stata resa nota in questi giorni da parte della direzione del museo di San Pietroburgo con una nota, nella quale viene specificato che la sede ufficiale della filiale italiana verrà ospitata nell'edificio ritenuto il simbolo di Ferrara, e cioè il castello Estense. Nella filiale italiana dell'Hermitage avranno periodicamente luogo mostre di pezzi d'esposizione delle collezioni di uno dei più famosi e importanti musei del mondo. Ricordiamo inoltre che l'Hermitage dispone già di filiali aperte in precedenza a Londra, Amsterdam, Los Angeles, Las Vegas e Kazan». Bello, no ? Solo che nel 2013 ci si è accorti che in sei anni solo una mostra (Garofalo, pittore locale del 400) è stata realizzata e che il giochino prosciuga le casse pubbliche. Allora con buona pace di Napolitano, addio russi. È arrivato l'imbarazzato annuncio in consiglio comunale: si vende la sede (palazzina Giglioli: era stata restaurata per ospitare gli uffici, spendendo 700 milioni di euro, mentre la sede di rappresentanza era stata ricavata in una sala affrescata del castello) e si chiude (licenziati i direttori scientifici Irina Artemieva e Francesca Cappelletti). Motivo? La Provincia, già mezza morta, non sborsa più un quattrino mentre era stata tra le promotrici, le fondazioni hanno declinato l'invito, la Regione ha risposto picche seppur in modo schizofrenico poiché aveva stanziato 30 mila euro nel 2010, il Comune rimasto solo si arrende. In più l'onorevole Franceschini era riuscito a fare arrivare dallo Stato un finanziamento triennale di 750 mila euro ma quando si è trattato di rinnovarlo ha sbattuto contro l'austerity del ministero dell'economia. Insomma, era stato costruito un megaprogetto coi piedi d'argilla, roba da dilettanti allo sbaraglio. Con l'aggravante di avere messo in vetrina le più alte cariche dello Stato e coinvolto il grande museo russo in un'operazione senza respiro. Il nuovo sindaco, Tiziano Tagliani, anch'egli Pd, s'è accorto che «il Comune non può reggere l'intero peso della fondazione». Gli fa eco l'assessore alla cultura, Massimo Maisto: «Ermitage è arrivata in città sei anni fa, parliamo di un'altra epoca. Oggi le priorità sono altre». Mentre il presidente della Provincia, Marcello Zappaterra, conclude. «Se nessuno ci mette i soldi non si può rimanere aperti». A San Pietroburgo l'hanno presa male. Durante l'ultima visita il direttore del museo, Michail Borisovich, aveva elogiato la fondazione: «È un centro che organizza molteplici attività in campo culturale e artistico. A noi piace definirlo in modo ufficioso una accademia russo-italiana». È rimasto di stucco quando ha appreso nei giorni scorsi che la fondazione viene cancellata con una delibera del consiglio comunale. Il coordinatore locale del Pdl, che è anche consigliere comunale, afferma: «È surreale che una decisione di tale rilevanza sia stata trattata così in camuffa, pochi minuti in consiglio comunale, come per un buco su una strada di periferia». Gli appelli agli amici di ieri, da Prodi a Rutelli, sono caduti nel vuoto. Passata la festa, gabbato lo santo. E nessuno col rimorso di quei 2 milioni di euro buttati al vento. Per il Pd del ferrarese Franceschini si tratta di uno smacco formidabile, tanto che sta cercando di rifilare il cerino acceso a un collega di partito, il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni. Anziché mandarli a casa, i russi sarebbero dirottati in laguna. Ma Orsoni per ora resiste: vorrebbe fare un piacere ai suoi amici piddini ferraresi ma anche le casse del suo Comune languono.