UNA delle obiezioni più frequenti alle azioni di regolazione delle trasformazioni del territorio e del paesaggio è un paventato rischio. Quello di ingessare il tutto, impedendo la continua trasformazione che rappresenta, è quasi superfluo ricordarlo, l'essenza stessa della vita. Il piano paesaggistico che la Regione Toscana sta redigendo viene fatto anch'esso in modo ripetitivo oggetto di tale obiezione, come se fosse finalizzato a bloccare lo sviluppo e non a rispettare la missione di tutela prescritta dalla Costituzione e dal Codice nazionale dei beni culturali. In realtà il Piano paesaggistico regionale ha l'obiettivo, qualcuno potrebbe dire la velleita', di concorrere all'attuazione della Costituzione indirizzando le trasformazioni indotte da esigenze del cosiddetto sviluppo in modo che esse siano conformi al Codice e non distruggano il patrimonio culturale presente ma ne producano invece, ove possibile, sensibili progressi. Un compito impegnativo e non semplice, al quale le Regioni concorrono, in copianificazione con il Mibac, con risorse esclusivamente proprie. La nostra Regione ha potuto avvalersi, grazie ad una convenzione di ricerca con i cinque principali atenei toscani, dell'impegno volontario di numerosi docenti universitari di discipline che vanno dall'archeologia alla geologia, dall'architettura all'ecologia, dalla storia dell'arte alla geografia, e del lavoro di decine di assegnisti che vi hanno investito energie e capacità di ricerca. Per valutare il lavoro fatto, e proporne eventuali miglioramenti, è dunque fondamentale entrare nel merito delle sue diverse articolazioni: una che tratta i Beni paesaggistici formalmente riconosciuti dallo Stato, a loro volta articolati in Beni paesaggistici decretati con specifici atti e Beni paesaggistici definiti ex lege, l'altra invece riferita all'intero territorio regionale. Cosa che stiamo d'altronde facendo nei diversi incontri dedicati sia agli enti locali che ai cittadini e alle loro associazioni. La parte del piano riferita ai Beni paesaggistici trova riferimenti assai vincolanti negli atti statali, e va condivisa con tutte le Sovrintendenze competenti. A questo riguardo la valenza del piano, una volta che esso sia adottato, sarà quella di presentare un chiaro quadro di riferimento delle condizioni di trasformazione per le aree che sono interessate da vincoli paesaggistici apposti dallo Stato, non solo limitando il contenzioso ma facendo sì che le condizioni siano note agli stessi committenti e progettisti che si apprestano a presentare domanda di autorizzazione. La parte del piano riferita invece al territorio regionale nel suo complesso si propone innanzitutto, in coerenza non solo con il Codice ma anche con la Convenzione europea del paesaggio, di condividere una maggiore conoscenza della straordinaria ricchezza e varietà dei paesaggi regionali, affinché le diverse pianificazioni ne considerino in modo più riflessivo la sintassi, per comprendere e definire le regole della sua modifica. Un obiettivo innanzitutto culturale, che si appoggia a nuove cartografie del territorio regionale e nuovi approfondimenti interpretativi, per raggiungere il quale speriamo di poter contare anche sulla collaborazione della stampa toscana. L'autrice è assessore regionale all'Urbanistica