DI PIZZO Sella e della sua demolizione, uno scempio ormai consolidato nel territorio e nell' anima delle persone, non si parla più. Nelle more il modello si estende, fa proseliti e accanto alla "Collina del disonore" sta nascendo un' altra Pizzo Sella. Una sorta di Pizzo Sella di serie B che sta trasformando quel pezzo di montagna scampato al cemento in una bidonville senza arte né parte. La via Spinasanta è una terra di nessuno che sovrasta Partanna Mondello e che inizia proprio sotto Pizzo Sella, lato Sferracavallo, costeggia la montagna a mezza costa e sbuca all' ex Coca Cola, a poche centinaia di metri dall' autostrada. La strada asfaltata diventa sterrata in un saliscendi fra sterpaglie e una discarica a cielo aperto: divani divelti, materassi, copertoni che bruciano e residui di serbatoi e tettoie di eternit. Ovunque, case, casupole, ville, villette, scavi, muri, catene, cancelli, recinzioni e cani inferociti che sbarrano la strada a chiunque si trovi a passare per la pubblica via. Al numero civico 940, in cima a una ripida salita che si arrampica sulla collina c' è la proprietà di Salvatore La Barbera: un eterno cantiere, oltre la casa, lavori continui con edificazioni ardite e abusive sul fianco della montagna. Il Distaccamento forestale Palermo Falde guidato dal commissario Lia Pirrello è intervenuto bloccando i lavori - dicembre 2012 - e effettuando il sequestro di una vasta area. Ecco alcuni stralci del verbale. «Un Sito di importanza comunitaria ed idrogeologico dove è in corso un intervento di trasformazione urbanistica, con la modifica sostanziale e permanente della morfologia dei luoghi. Intervento realizzato in totale difformità alle autorizzazioni esibite. L' area oggetto del sequestro coincide con la parte più a monte del lotto, nel terreno a pertinenza di una preesistente abitazione con piscina e regolarizzate con istanza di condono edilizio». Accanto alla proprietà La Barbera, al civico 930 di via Spinasanta c' è la proprietà di Francesco Messina, che ha effettuato lavori «senza nessun permesso eo autorizzazione» seppur con una certa fantasia: «Muri con tubi idrici, puntelli in ferro reggisolaio, grosse pietre e recipienti in pvc». Una situazione difficilmente recuperabile. Tutto intorno non è da meno. In via Tolomea, a circa un chilometro da Mondello Paese, sulla sinistra ecco la cosiddetta via del Semaforo. Dentro la riserva di Capo Gallo. Lungo la strada recinzioni più o meno ricoperte di grosse canne e teloni per occultare quel che c' è dietro: dai camion con laterizi sempre a portata di mano a case e ville finite che si confondono con le ultime propaggini di Pizzo Sella ma che hanno il cancello di accesso solamente da qui. Il commissario Pirrello ha sequestrato un' area di circa 2000 metri quadrati - in zona sottoposta a vincolo paesaggistico, sismico e idrogeologico, oltre che Riserva naturale - al signor Francesco Correro, condannato il 10 ottobre 2012 dal Tribunale di Palermo a mesi quattro - pena sospesa - ed euro 8.800 di ammenda per «vasti terrazzamenti con annessi muri di contenimento in conci di tufo e cemento armato; muro lungo circa 30 metri e alto quasi metri 2, sormontato da una ringhiera in ferro», etc etc. Di demolizione e ripristino dei luoghi, finora, manco a parlarne. Tutto ciò mentre l' Ente Gestore con Dipartimentale n. 17510 del 11102011 chiude l' accesso di via del Semaforo con un cancello - in realtà i residentiproprietari avevano già arbitrariamente chiuso con una sbarra e catenaccio, circa 6 anni addietro - e autorizzando solo il transito dei veicoli dei residenti. Un atto teoricamente a protezione della Riserva. Una foglia di fico a protezione degli abusi.