«CARAVAGGIO è il pittore della realtà, dell' attimo decisivo esaltato in tempi recenti da Henri Cartier Bresson. Mattia Preti drammatizza quella realtà, la rende racconto, spettacolo». Così Vittorio Sgarbi ha introdotto ieri mattina nelle Sale delle Arti della Reggia di Venaria "Il Cavalier calabrese Mattia Preti. Tra Caravaggio e Luca Giordano", mostra nata da una collaborazione con la Calabria, regione ospite del Salone del Libro, che per la vetrina di uno dei suoi artisti più importanti, di cui si celebra quest' anno il quarto centenario della nascita, ha erogato 350 mila euro. La mostra ne costa 650 mila, il resto proviene dal Consorzio La Venaria Reale, che spera di rifarsi attraverso i biglietti. Ieri sera la visita in anteprima degli invitati all' inaugurazione della kermesse del Lingotto (oggi si aspetta, e chissà se verrà, il neo ministro peri beni culturali Massimo Bray, a Torino per il taglio del nastro in fiera), ancora ieri, al mattino, per giornalisti e ospiti, la mirabolante lezione di storia dell' arte di Sgarbi, curatore con Keith Sciberras, docente all' Università di Malta. «Mattia Preti nasce tre anni dopo la morte di Caravaggio: per quel pittore ha una sorta di innamoramento, voleva essere come lui uomo di pennello e di spada - ha detto il critico - Seguì le sue orme spostandosi da Roma a Napoli e Malta, fu un caravaggesco in servizio permanente effettivo». Non si poteva allora non partire proprio da Caravaggio, e dal capolavoro "Riposo durante la fuga in Egitto", prestato dalla Galleria Doria Pamphili (stimato da Sotheby' s 180 milioni di euro), esposto nella prima sala, non lontano dal "Concerto a tre figure" di Mattia Preti, dalla "Negazione di Pietro" di Valentin de Boulogne, «il più grande tra i caravaggeschi francesi» e dall' opera dello stesso soggetto dello spagnolo Jusepe Ribera. Si incontra poi "Susanna e i vecchioni", opera simbolo della mostra, ancora del cavaliere calabrese, accanto all' omonimo dipinto di Guercino. La visita prosegue con "Il martirio di San Bartolomeo" di Preti, messa a confronto con "La Crocifissione di San Pietro" di Luca Giordano: «Il primo è drammatico, il secondo melodrammatico» ha sentenziato ancora Sgarbi. Poi le belle eroine dipinte dal pittore calabrese, «che praticano la violenza, senza perdere la dimensione estatica», ovvero Giuditta, Lucrezia, Sofonisba, accostate alla Santa Lucia di Luca Giordano. E ancora, in chiusura, uno dei capolavori di Preti, "Clorinda libera Olindo e Sofronia", «in cui il realismo di Caravaggio si mescola all' idealismo teatrale di Veronese». «La Reggia di Venaria è una grande macchina barocca, Mattia preti uno dei massimi artisti del Seicento: la sua mostra doveva essere fatta qui» ha affermato in conferenza stampa il direttore Alberto Vanelli. La conclusione all' assessore regionale Michele Coppola: «Non molto tempo fa il presidente Fabrizio Del Noce aveva annunciato la possibile chiusura della reggia a ottobre 2013, se non fossero arrivati i fondi del Ministero: oggi c' è una lettera di impegno economico da parte dell' ex ministro Ornaghi per il successore Bray, ci aspettiamo che tale impegno venga assolto».