LA PIÙ alta misura nove metri edè una struttura di ferro, aggrappata come un rampicante al tronco di un ontano. La più pesante è un blocco di marmo di Carrara, tre metri per lato, inciso con forme astratte simili a graffiti rupestri. La più complessa è un'installazione in acciaio e pietra, srotolata come un sentiero sull'erba verso una soglia ideale che guarda il tramonto. Sono nove le sculture monumentali distillate da qualche mese nei giardini dell'Idroscalo. Quest'inverno nessuno s'era accorto della loro presenza silenziosa, ma ora, nelle giornate di sole, i passanti si fermano incuriositi, accarezzano le superfici, occhieggiano fra le geometrie di metallo e cercano in giro un cartello, una didascalia che racconti di cosa di tratta. Peccato che non ci siano, né tanto meno una mappa che orienti il pubblico alla scoperta di questo nuovo museo all'aria aperta - o, come si dice oggi, parco di sculture - dipanato fra la spiaggia, i viottoli, il maneggio e l'anfiteatro sulla sponda a est del lago. Incuria? No, solo ritardi nell'organizzazione di un progetto che, ideato dallo scultore Alberto Ghinzani, è stato abbracciato dalla Provincia di Milano, felice di promuovere un'attività culturale sulle rive del bacino di sua competenza, salvo poi dimenticarsi degli impegni e lasciare l'allestimento a metà. Cosa che ha innervosito gli artisti coinvolti, da Mauro Staccioli a Franco Zazzeri, da Giovanni Campus a Medhat Shafik, da Alex Corno a Nada Pivetta, chiamati a donare un lavoro di dimensioni importanti, a misura di parco, in attesa di una inaugurazione ufficiale che ancora non c'è stata. «Abbiamo sostenuto le spese per la realizzazione delle opere, il trasporto, il posizionamento; e siamo stati contenti di farlo per l'Idroscalo e per Milano, ma in vista naturalmente di un'adeguata valorizzazione» spiega Grazia Varisco, la signora dell'arte cinetica e programmata, che ha collocato in un boschetto di robinie un monolite di ferro rosso come la passione. «Festeggiamenti a parte, ci auguriamo almeno che siano poste le didascalie delle opere» aggiunge Staccioli, il maestro di Volterra, famoso per i suoi cerchi di ferro nel grano; «se non altro per far sapere ai passanti chi sono gli autori e quel è il senso di questo intervento, altrimenti resterà un museo fantasma». Replica Claudio Martino, direttore del settore Beni Culturali della Provincia: «c'erano molte iniziative in programma all'Idroscalo per la primavera e non volevamo che questa si confondesse. Nel frattempo abbiamo realizzato un catalogo guida, presto in distribuzione e, tempo un paio di settimane, cominceremo con la promozione ufficiale». Qualche pannello didattico non guasterà lungo il percorso che costeggia la spiaggia e l'area destinata alle sculture. Tanto più che, forti di una giusta informazione, le opere sarebbero (forse) preservate da atti vandalici, come quello che ha piegato il grande volto in filo di ferro di Fabrizio Pozzoli, costretto a restaurarlo prima ancora del taglio del nastro.