MESTRE Pierre Cardin aumenta il pressing per strappare entro il 30 giugno il via libera al progetto del Palais Lumière. E' quella la data limite che si è dato, per affrontare investitori e proprietari di terreni. Ieri ha mobilitato per l'occasione il settore edile della Confapi, oltre ad Apindustria lagunare. Una trentina di imprenditori ha risposto all'appello in via delle Industrie a Marghera: a loro, Rodrigo Basilicati, l'ingegnere (e nipote dello stilista) del sogno di Cardin, ha presentato le prospettive che il Palais può aprire. Confapi calcola che potrebbero essere coinvolte tra 150 e 200 imprese piccole e medie. Si stimano in 15 mila le persone che troverebbero lavoro, in quattro anni di cantiere: 15 mesi per tirar sù le tre torri-vela, alla velocità di tre turni al giorno, e altri due anni per renderle operative. «Per noi è fondamentale garantire i tempi ha sottolineato Apriremo in contemporanea tanti lotti piccoli». La torre della luce nascerà a chilometri zero, promette la maison, con priorità alle aziende venete e veneziane. Comprese quelle grandi che oggi sono in sofferenza, come «la Fincantieri ha aggiunto Basilicati cui commissioneremo una quantità di lavoro pari ad una nave da crociera. E poi la ex-Ilva e la Pilkington». Nella prima fase saranno imprese più robuste, per preparare un cantiere ciclopico, movimentare mezzo milione di metri cubi di terra, avviare le infrastrutture. Poi la miriade di ditte: «Sarà un enorme volano economico, anche per gli investimenti che attirerà dopo: la sfida è dimostrare come in Italia e specie in Veneto, le cose possono essere fatte presto e bene, nonostante i tempi della burocrazia». Tifano per le torri, gli imprenditori presenti: «Per affrontare la crisi ha detto Pier Orlando Roccato, direttore di Confapi e cominciare a ragionare sul serio su Porto Marghera». Cosa chiedono a Cardin? Una direzione lavori efficace e un coordinamento autorevole. E poi impressionano le voci di budget: oltre 2 miliardi di euro da spendere e contratti dai 50 milioni in giù da affidare a piccole e medie imprese. Per dimostrare che si fa sul serio, l'ingegnere ha portato l'accordo con Promovetro, 20 milioni pattuiti per i vetri d'arte. «Questo non è un progetto immobiliare dove si rientra con i soldi solo se si vendono gli spazi ha ribadito Basilicati . L'investimento poggia sulla credibilità del gruppo Cardin e in parte sul contractor», l'azienda cui spetterà la guida dell'opera, che «sarà italiana e con grande esperienza edile». «Ma per fare tutto questo bisogna arrivare al 30 giugno con il via libera del consiglio comunale sull'accordo definitivo di programma». Solo allora il gruppo sarà in grado di affrontare l'acquisto dei terreni, compresi quelli di proprietà comunale, su cui ancora si negozia. Bisognerà aspettare che la Regione concluda l'iter della Valutazione di impatto ambientale. E a quel punto convocare tutti gli attori in gioco.