Stasera la Stazione di Mergellina vivrà di nuovo da protagonista. Sarà infatti inaugurata al tramonto l'installazione luminosa di Bianco-Valente, «Relational», insieme con due videoproiezioni poste all'interno, in una mostra a cura di Adriana Rispoli, come anticipato ieri sulle pagine di questo giornale. È l'occasione per riparlare del destino di questo edificio svuotato sempre più dei suoi contenuti e delle sue funzioni, ma che non riesce a diventare «altro». Risale al 2005, anno in cui fu presentata la linea 6 della metropolitana quella che va dai Campi Flegrei al nodo di interscambio in piazza Municipio il progetto di Vittorio Magnago Lampugnani per Mergellina; l'architetto realizzò per il metrò la porta a sinistra del grande ingresso della stazione ferroviaria. Magnago Lampugnani immaginava di creare poi un accesso privilegiato al parco che ospita la tomba di Virgilio, il sepolcro di Giacomo Leopardi e l'ingresso della Cripta Neapolitana. Tutto questo non si è concretizzato, la Stazione di Mergellina ospita oggi solo linee metropolitane, non passano più di qui i treni per Roma che moltissimi pendolari prendevano quotidianamente e anche il vicino molo di aliscafi per le isole ha perso importanza. Un impoverimento progressivo e ineluttabile. Ne parliamo con il napoletano Francesco Venezia, nome di punta dell'architettura internazionale, che dichiara senza mezzi termini: «Mergellina? Una stazione sprecata, uno spazio enorme il cui destino è stato determinato dal fatto che i treni ad alta velocità fermano altrove. E anche dal fatto che non può più servire da collegamento con gli aliscafi. La stazione ha così perso le sue funzioni. Non so se ci sia un motivo tecnico per cui l'alta velocità non ferma qui. Se così non fosse allora perché degradare Mergellina? Un tempo è stata anche più importante della Centrale». E se si pensasse a una riconversione? «È un edificio inserito nel quartiere, esempio di barocco umbertino, con spazi imponenti, progettati sull'immagine dei grandi impianti termali dell'antica Roma. Ha una sua monumentalità. E se la facciata è un po' greve, gli interni sono davvero belli, con le volte luminosissime. Invece ho sempre trovati un po' carente il parco binari e le pensiline, tutto sommato però la Stazione funzionava bene. Anche se devo ammettere che oggi la Centrale è cambiata molto ed è diventata abbastanza attraente. È stato sufficiente cambiare i colori del soffitto dal grigio spento al bianco e grigio che danno una migliore leggibilità della struttura. E poi è stato sostituito l'orribile bullettonato di gomma che faceva da pavimento. Quello che invece è tremendo è il progetto per piazza Garibaldi, firmato da Perrault. È la conferma che le archistar servono affinché non ci siano. In pratica ci mettono solo la faccia. Non credo che Perrault potrebbe davvero accettare il bassissimo livello tecnologico e dei materiali che appare evidente. La qualità del progetto dev'essere cambiata in corso d'opera». In generale, come trova dal suo punto di vista il sistema dei trasporti napoletano? «È un sistema che ha portato efficienza, ma con un ritardo di trent'anni rispetto al resto d'Europa. In generale, poi, sono abbastanza contrario al metrò dell'arte. Le stazioni sono luoghi in cui si corre, si deve raggiungere subito il proprio binario. Certo, l'ambiente e i colori devono essere accoglienti, ma non c'è bisogno di puntare tanto sull'arte. Abbiamo tanto criticato la metropolitana di Mosca e poi l'abbiamo riproposta qui...». L'arte la vedrebbe invece in pianta stabile a Mergellina? «Sì, sono spazi paragonabili, in piccolo, a quelli del parigino museo d'Orsay. Se davvero si instaurasse il rapporto tra l'edificio e gli spazi retrostanti l'area potrebbe diventare un parco con museo. Ma ci buole una strategia generale, altrimenti si cade nelle solite sabbie mobili napoletane. Qualche anno fa...» Che cosa accadde? «Sei anni fa, per la precisione, mi chiesero di fare un progetto per il recupero della Colonia Ciano. Doveva diventare un grande ostello in vista del grande Forum delle Culture. Proprio quel Forum che oggi sappiamo naufragato ancor prima di esistere».