Comincia con un parallelo, anche politicamente scorretto, tra l'antica Pompei e il Veneto alluvionato, il libro dell'ex soprintendente Pietro Giovanni Guzzo che sarà presentato oggi alle 16,30 presso l'Istituto italiano per gli studi storici. «I crolli di Pompei hanno dato luogo a polemiche politiche, rinfocolate dalla generale tensione sviluppatasi in conseguenza di divisioni interne alla maggioranza del momento; l'alluvione in Veneto ha fatto evidenziare alcune grette reazioni. Come quella di pretendere sovvenzioni finanziarie, da utilizzare per porre rimedio ai danni provocati dalle acque, prima che se ne stanziassero altre a sussidio degli antichi monumenti periclitanti di Pompei», scrive Guzzo. Pompei, appunti per una storia della conoscenza, coscienza e conservazione (edito da Bibliopolis) è una testimonianza, come lo stesso autore la definisce, anche dura, per come il sito archeologico è stato trattato. E qui si inseriscono le tre parole chiave. La conoscenza: Guzzo fa un excursus storico, partendo dalla volgarizzazione dei non studiosi e dall'accademia troppo chiusa, sino all'apertura al mondo, quando Pompei diventa meta «del turismo di massa» e si crede, per Guzzo erroneamente, che l'esser diventato sito Unesco per questioni politiche sia bastato a sprovincializzare il sito archeologico. «Manca, oppure è troppo ridotta, la figura professionale che possa costituire tramite verso il pubblico dei non specialisti, spesso invocata, mai perseguita. La comunicazione attraverso i media più diffusi è sussultoria e rivolta al sensazionale», scrive ancora l'autore. La coscienza, che è conoscenza profonda non solo della Pompei romana, interseca invece un'altra questione, forse la questione: come conservare quei 44 ettari restituiti all'umanità? Anche in questo caso Guzzo traccia una breve storia degli approcci che si sono susseguiti negli anni. Coperta, poi bombardata e infine terremotata nell'80, Pompei non ha avuto gran fortuna: «Le ricostruzioni hanno avuto scopi didattici più che conservativi». Negli anni agli interventi straordinari non è mai seguita una vera e propria manutenzione ordinaria: il mancato controllo delle acque piovane e l'invasione delle piante hanno fatto il resto e cioé un susseguirsi di crolli più o meno annunciati e spesso anche strombazzati. L'ex soprintendente di Pompei dice due cose semplici: accanto ai soldi per conservare «servono alte professionalità» e chi vigila e controlla. Entrambi i ruoli mancano negli scavi. Seconda cosa: «È all'interno di queste angustie che si è sviluppato, negli ultimi anni, l'intervento organico di conservazione dell'antica Pompei, intitolato "Un piano per Pompei"». Questi progetti «fino al 2009 hanno portato l'estensione dell'area rimessa in sicurezza al 31 per cento dei 44 ettari finora rimessi in luce dell'antica città. Rimane da intervenire sul restante 69 per cento, continuando però a curare la manutenzione ordinaria di quanto già conservato: a pena che anche questa porzione ridiventi, con il tempo, periclitante».
Guzzo e la Pompei trascurata. Il 61 per cento non è ancora in salvo
Il libro "Pompei, appunti per una storia della conoscenza, coscienza e conservazione" di Pietro Giovanni Guzzo esamina la storia del sito archeologico di Pompei, dal suo scopo di conservazione alla sua gestione. Guzzo sostiene che la conoscenza della Pompei è stata influenzata dalla politica e che il sito è stato trattato in modo inadeguato. La conoscenza della Pompei è stata influenzata dalla politica e il sito è stato trattato in modo inadeguato. La coscienza, che è conoscenza profonda, interseca la questione della conservazione. Guzzo traccia una breve storia degli approcci alla conservazione di Pompei, che hanno avuto scopi didattici più che conservativi.
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