Associazioni, coop e atenei rilanciano l'area NAPOLI - «Vogliamo ricostituire, almeno concettualmente, l'unità dell'insula di Santa Caterina a Formiello che è stata per secoli il motore dello sviluppo di Porta Capuana. Oggi, con i suoi trascorsi e la variegata composizione, è in grado di raccontare gli episodi salienti della storia di Napoli», dice Franco Rendano della Carlo Rendano Association, che gestisce l'antico Lanificio e coinvolge associazioni, coop, negozi e artigiani locali o professionisti nel progetto "I Love Porta Capuana" per il recupero «partecipato» della zona, piuttosto depressa dal trasferimento degli uffici di Giustizia. Progetto che si sviluppa autonomamente: autofinanzia attraverso il web, il sito www.portacapuana.info, iniziative di «riqualificazione urbana partecipata» ideate con la facoltà di Architettura - l'urbanista Fabrizio Mangoni - e tanti altri partner, compresa Metropolitana Spa. Il sito informa sui monumenti, trasporti, ristoranti, bar e pasticcerie e alberghi. Nella sezione descrittiva (in italiano, inglese e francese) le storie di Porta Capuana, Santa Caterina a Formiello, San Giovanni a Carbonara, il Parco di Re Ladislao a Carbonara, Castel Capuano, Santa Maria della Pace, la Fondazione Pio Monte della Pietà, dell'obelisco di San Gennaro; ed è pronta una cartina realizzata su Google Maps per aiutarsi nel tour denominato «Passeggiata a Porta Capuana»: si parte da piazza San Francesco collegata con porto e aeroporto da via Casanova, dove si lascia l'auto al parcheggio sotterraneo, quindi Google aiuterà a sapere dove ci si trova ed a scegliere i monumenti da vedere. «Ci rivolgiamo direttamente ai turisti», senza intermediari insomma, dice Rendano che, qualche anno fa, aveva provato ad interessare del progetto le amministrazioni locali senza successo. «Oggi tutti viaggiano accompagnandosi col Web». E la Rete racconta soprattutto il complesso di Santa Caterina a Formiello, che era chiesa e chiostro dei Celestini e Benedettini poi, fino alla proprietà del barone Sava che ne fece il Lanificio, fabbrica borbonica importante, da 600 operai, in buona parte detenuti dell'Albergo dei Poveri. La fabbrica finisce con l'Unità d'Italia come tante industrie, ferroviarie, tipografiche o navali, dei Borbone. Ecco allora la ricostruzione «concettuale», ricomposta nel Lanificio. E col contributo di Metropolitana Spa, che a dicembre inaugura la nuova stazione di Perrault a piazza Garibaldi e Porta Capuana, riqualificata, diventerebbe allora l'ideale ingresso turistico alla città. Monumenti, ma anche artigianato e cucina caratteristica - a partire dal brodo di polipo che è della zona (sul sito c'è un documentario dedicato) fino ai babà del Capriccio - compongono un vero e proprio format per lo sviluppo locale e ad uso dei tour operator, che bypassa le pastoie burocratiche delle amministrazioni perché «ormai chiunque viaggia consultando il Web». E l'associazione affigge sui monumenti anche "Tag" che forniscono notizie in tempo reale sul proprio smartphone (dal sito http:tag.microsoft.comhome.aspx si può scaricare l'app che permette di "leggere" i Tag). Per i sabati e le domeniche del "Maggio dei Monumenti" sono già attive le visite al complesso (chiesa e Lanificio) di Santa Caterina o all'enorme e misteriosa vasca rinvenuta nel sottosuolo con le probabili tracce, dicono le associazioni, del mitico fiume Sebeto. Oggi dalle 16.30, al Lanificio 25, il convegno «Il complesso monumentale di Santa Caterina a Form(i)ello racconta la storia di Napoli» con Fabrizio Mangoni, il soprintendente Fabrizio Vona (Polo Museale) , Ida Maietta e Carmine Amore (intervengono sul «Ruolo centrale della chiesa nell'Insula»), Giulia Bonelli e Antonio Martiniello («Il chiostro dei Cedrangoli»); lo storico Luigi de Matteo («Il Lanificio Sava. Affermazione e crisi dell'industria nel Mezzogiorno dai Borbone all'Italia Unita) e la direttrice del Lanificio 25 Ilaria Iodice su «Ambienti ipogei e risorse idriche: un sistema antico 2500 anni». Qui basti sapere che Castel Capuano sorge su terme romane e Santa Caterina a Formiello sul formale, sui canali. Infine Salvatore Varchetta parla di «I Love Porta Capuana, un'opportunità per il territorio» e della creazione di un BB diffuso insieme alle coop Sire, Amira e Quadrifoglio: chi ha nel quartiere stanze da poter affittare si iscrive ad una reception centralizzata. «I Love Porta Capuana» punta così, autonomamente e senza gabelle, alla «riqualificazione urbana partecipata» favorendo flussi turistici nella zona.
Napoli. I Love: Porta Capuana diventa insula autogestita
L'associazione Carlo Rendana sta lavorando per il recupero partecipato della zona di Porta Capuana a Napoli, che è stata depressa dal trasferimento degli uffici di Giustizia. Il progetto "I Love Porta Capuana" si sviluppa autonomamente e autofinanzia attraverso il web, con la collaborazione di associazioni, coop, negozi e artigiani locali. Il sito web del progetto informa sui monumenti, trasporti, ristoranti e alberghi della zona. La sezione descrittiva racconta le storie di Porta Capuana, Santa Caterina a Formiello e altri monumenti della zona. Il progetto ha anche una cartina realizzata su Google Maps per aiutare i turisti a visitare la zona.
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