Sulla perizia per definire il prezzo di partenza pesano i dubbi sulla destinazione dell'area Intanto i pm di Prato indagano su Riccardo Fusi per l'operazione di compravendita dalla Bat wLUCCA Sembra esserci quasi una sorta di "maledizione" intorno agli ex magazzini della Manifattura tabacchi in via Filzi. Prima la notizia dell'indagine a carico dell'imprenditore pratese Riccardo Fusi proprio per l'acquisto della grande struttura a due passi dalle Mura. Poi quella, confermata al Tirreno dal curatore fallimentare della società che attualmente possiede il complesso, della prossima asta fallimentare sull'immobile: ma con poche, pochissime (se non nulle) speranze di travare un acquirente. L'inchiesta. Che gli ex magazzini della Manifattura fossero un affare che stava molto a cuore a Fusi lo sapevamo da tempo. Così come sono note le telefonate (intercettate) con Denis Verdini per cercare di spingere una pratica che, invece, si era incagliata. Lì dovevano sorgere 60mila metri cubi di nuovi appartamenti, per un introito previsto di 15-16 milioni. Poi, però, arriva l'inchiesta sulla "Cricca", la crisi del gruppo Fusi e lo stop definitivo, da parte del Comune, al progetto. E ora si scopre che Riccardo Fusi è indagato proprio per l'acquisto dei capannoni di via Filzi: con lui devono rispondere del reato di bancarotta anche Gennaro Chicherchia, Monica Manescalchi, Vincenzo Di Nardo, componenti del consiglio di amministrazione della Alfieri srl, società della quale Fusi viene indicato come amministratore di fatto. Secondo il pubblico ministero, infatti, l'acquisto degli ex magazzini fu un «investimento assolutamente sproporzionato rispetto ai mezzi finanziari propri della società (capitale sociale 600mila euro), operato con ricorso integrale all'indebitamento bancario, nonostante che la società fosse già esposta con il sistema bancario per 8 milioni». Girandola di nomi e soldi. Ma quanto era costato a Fusi l'acquisto del complesso? In totale - ricostruisce la procura di Prato - 8.700.000 euro. Di questi, 4 milioni e 200 mila erano andati alla "British american tobacco" al momento del rogito, nel 2007. gli altri 4 milioni e mezzo, invece, erano stati corrisposti alla "Lucca Porta Elisa srl"per subentrare nel preliminare di compravendita che la stessa Porta Elisa aveva stipulato nel febbraio del 2005 con la Bat. Una girandola di soldi, e di nomi che ritornano. Come quello di Roberto Ballerini, legale rappresentante della Porta Elisa srl, ma anche della "Campi Casa costruzioni srl", società alla quale il Credito cooperativo fiorentino di Denis Verdini (come scrivono gli ispettori della Banca d'Italia) aveva garantito affidamenti milionari. Altri affidamenti erano stati garantiti anche alla Alfieri, generando così - scrivono gli ispettori - «interessi potenzialmente in conflitto con quelli della banca». Le strade di Fusi, Verdini e Ballerini, infatti, si incrociano nelle società che ruotano intorno agli affari immobiliari lucchesi. Prima nella Parved spa, società di partecipazione costituita il 28 febbraio 2005 a Prato con capitale ripartito fra Verdini ed Emanuela Cordini. Nel bilancio 2005, Parved risulta avere il 20 di Porta Elisa srl dalla quale, come visto, la Alfieri srl (partecipata da controllate di Fusi e Mario Nencini) acquisisce il compromesso per l'acquisto degli ex magazzini. Il 20 delle quote della Porta Elisa poi confluisce nella Parfu di Fusi che, di fatto, sostituisce la Parved mantenendone però il codice fiscale (anche se gli inquirenti non trovano traccia del passaggio di azioni tra Verdini-Cordini e Fusi). Il fallimento e la vendita. Già nel 2009 l'affare-magazzini comincia a sfumare, con il venir meno delle previsioni urbanistiche che l'avevano "generato". La Alfieri srl va prima incontro alla messa in liquidazione poi al fallimento, con sentenza del giugno 2012. Fallimento richiesto da una ex socia, la Montevalori srl, che non si era vista restituire (una volta uscita dalla compagine) un finanziamento da due milioni. Curatore del fallimento è il commercialista fiorentino Marco Tanini, che spiega come il futuro degli ex magazzini sia la vendita all'asta: «Sto aspettando - spiega - la relazione del perito che dovrà decidere il valore dell'immobile». Il problema è che, dopo lo stop alle nuove costruzioni, c'è il rischio che nessuno voglia un complesso industriale fatiscente a due passi dalla città. Eppure, è probabile che il perito valuterà la struttura proprio sullo stato di fatto attuale, venuto meno ogni cambio di destinazione. E così è improbabile che venga trovato un acquirente. Con buona pace dei creditori.