LÀ DOVE c'era un gasometro forse nascerà un giardino. E un parco potrà sorgere anche sull'area dell'ex Fibronit. E poi ancora: «Punta Perotti va solo abbattuta». Il ministro dell'ambiente Altero Matteoli da una serie di "via libera" al Comune di Bari, con il quale mostra una sostanziale identità di vedute. «Cerco di fare il ministro», si schermisce lui. Masegli ambientalisti di sinistra vanno a braccetto con un ministro di An in città, in provincia la musica cambia: le concessioni ai cavatori e ai militari e i ritardi nella nomina del presidente del parco dell'Alta Murgia fanno dire a Laura Mar-chetti, assessore provinciale all'Ambiente, che «il parco non si farà mai perché vanno salvaguardati gli interessi dei signori delle cave, dei militari e dell'eolico». Marchetti e Matteoli si sono già scontrati da Ferrara su "La 7" qualche giorno fa su un altro tema: i termovalorizzatori. Per l'assessore di Rifondazione vanno messi al bando,per il ministro tutte le preoccupazioni sui danni per la salute sono «puro catastrofismo». A Bari, invece, il ministro ha fatto ieri un sopralluogo nell'area dell'ex Gasometro. Per bonificare l'area Matteoli è «disponibile, soprattutto se si vuoi fare un giardino pubblico, a partecipare ad un tavolo assieme a Comune e Regione e a stanziare le risorse necessa-rie. L'area è piccola e se c'è la volontà politica i fondi si possono trovare». Matteoli invierà nei prossimi giorni un tecnico del ministero, «se il Comune è d'accordo», per far compiere nella zona dei «prelievi, una specie di caratterizzazione», che permetta di comprendere il livello d'inquinamento ambientale e le risorse ne-cessarie per la bonifica. Le strade percorribili sono due: la trasformazione in verde pubblico, oppure l'affidamento dell'area «ai privati che possono partecipare alla bonifica e poi riutilizzare l'area per insediarci un'attività imprenditoriale non inquinante». Quale delle due soluzioni seguire, dovrà essere il Comune di Bari a dirlo, anche se il ministro mostra di preferire la prima. Ed è la stessa posizione dell'assessore all'Urbanistica, Ludovico Abbaticchio: «Noi lì vogliamo realizzare un parco urbano. Bisogna solo capire con quali meccanismi arrivarci». A sua volta Abbaticchio indica un'alternativa: o il ministero sceglie di trasformare il parco in "suolo d'interesse nazionale ai fini ambientali" come ha fatto per la Fibronit, attivando finanziamenti pubblici, oppure partecipa a un percorso di concertazione tra enti pubblici e privati. «Si tratta di rendere appetibile agli imprenditori il progetto di riqualificazione dell'area. Nel Prusst questapossi-bilità esiste già. Se attraverso una rivisitazione del piano modifichiamo le decisioni della vecchia amministrazione, che sull'ex Gasometro progettava la realizzazione di una città della giustizia, i privati potrebbero essere interessati a contribuire alla realizzazione del parco se tutt'intorno diamo loro la possibilità di costruire edilizia pubblica e privata». Per quanto riguarda la telenovela del parco dell'Alta Murgia, invece, Matteoli giustifica così il rinvio della nomina del presidente dell'ente: «Non si nomina un presidente alla fine di una legislatura». Ma oltre a queste ragioni di opportunità politica, ce ne sono altre: «Io non voglio aree protette ingessate, dove i cittadini conoscano solo vincoli. Chi le gestisce deve consentire che si realizzino occupazione e attività produttive. Il parco deve essere amato dai cittadini». Dunque, «si potrà continuare a coltivare cave» nonostante le forti perplessità degli stessi tecnici del ministero. «La volontà politica è questa. Certo, saremo severi nei controlli. Ma non si possono cancellare duemila posti di lavoro». Quanto al cambio di legislazione sulle zone a protezione speciale, anche secondo i magistrati ai parchi, «è un problema di interpretazione della circolare Ronchi. Il parlamento ha approvato la delega ambientale e stiamo riscrivendo il testo unico che regolamenta la materia. Ma i pessimisti stiano tranquilli, nel frattempo non ci saranno condoni nascosti». Tornando a Bari, invece, «il Comune non può fare a meno di abbattere Punta Perotti: c'è una legge che lo obbliga». Gli risponde Abbaticchio: «Prima ancora che fosse approvata la legge il Comune aveva già avviato la procedura. La giunta Emiliano non è inerte, sta per bandire la gara per l'abbattimento: è stata già sorteggiata la commissione».