Ho espresso apprezzamento per la proposta Fuksas (marito e moglie, perché trascurarla?) relativamente alla trasformazione della fascia ferroviaria di Bari in un grande parco urbano. Io stesso ho però anche sottolineato che andava affrontato il problema della gestione di questa vasta superficie (tenuta del verde, sicurezza). Preoccupazione, questa, sempre aleggiante sulle superfici di uso pubblico e fortissima per chi constata giorno dopo giorno quanto ciò risulti difficile a Bari. Occorre pertanto progettare anche qualcosa che costituisca risposta a questa irrinunciabile esigenza. Si può stimare che i 34 ettari di verde (circa 6 volte il parco di largo 2 giugno, circa 17 volte piazza Umberto I) comportino una manutenzione che costi un milioneun milioneduecentomila euro per anno. Questo, però, a condizione che il verde sia articolato in grandi superfici sulle quali pochi operatori possano avvalersi di mezzi meccanici che consentano di trattare in tempi ristretti grandi spazi. Ovviamente la gestione del parco dovrebbe essere unitaria. La spesa sarebbe perciò pari a circa centomila euro al mese. Molto per le finanze di un Comune che ha tantissime esigenze da soddisfare. Ma si potrebbe prevedere che chi dovesse acquistare i diritti edificatori da utilizzare sui margini dell'area debba anche realizzare, al di sotto o in prossimità degli edifici, delle superfici coperte che costituiscano una quota del corrispettivo e che quindi divengano proprietà comunale. Il Comune potrebbe locarle, almeno per la loro gran parte, ad attività produttive. Penso a bar, ristoranti, palestre e società sportive (che potrebbero utilizzare per la loro attività anche il parco) ma anche tutte quelle attività per cui i frequentatori del verde fossero stimati potenziale clientela. I canoni locativi percepiti dal Comune dovrebbero costituire una posta di bilancio specifica per coprire le spese di gestione del parco. Anche ipotizzando canoni locativi relativamente modesti basterebbero una cinquantina di queste attività (1,5 circa per ciascun ettaro) per coprire i costi della manutenzione del verde ma anche quelli relativi al garantire la sicurezza ai frequentatori del parco. Se i canoni non dovessero coprire integralmente le spese, il Comune dovrebbe solo integrare quanto disponibile con somme presumibilmente modeste. Un simile sistema chiuso su se stesso stimolerebbe i gestori di quelle attività a farsi guardiani di un corretto fare degli operatori e magari anche a prendere (isolatamente o riuniti in gruppi di attività operanti in contiguità) qualche iniziativa integrativa facendosene carico. D'altro canto quanto più il parco dovesse risultare attrattivo più costoro guadagnerebbero. Un tale meccanismo potrebbe essere attivato anche per alcune fasce costiere. Il rendere solidali l'interesse pubblico e quello privato può essere una chiave per il buon funzionamento di una città. Costituirebbe esempio di comportamento comunitario intelligente. I cittadini opererebbero con maggiore convinzione in tal senso. Perché non crederci?