PISA Tempi grami per la cultura. I soldi non ci sono, figuriamoci per i musei statali che hanno organici ridotti all'osso e finanziamenti solo per la gestione quotidiana. Ma se i soldi non ci sono, almeno compensiamo con le idee, senza restare immobili a vivacchiare. Questo restauro, finanziato interamente da altri, accende i riflettori sul Museo di San Matteo, uno scrigno di autentici tesori che troppo spesso viene bypassato dai pullman di turisti che scaricano viaggiatori in piazza dei Miracoli. Un'occhiata alla Torre e poi si riparte. Peccato, perché poco distante in una cornice che da sola varrebbe la sosta - è un antico convento delle monache benedettine sul Lungarno fondato nel XI secolo con un largo chiostro interno - c'è da imparare un bel capitolo di storia dell'arte e da vedere capolavori del Beato Angelico, di Masaccio, del Ghirlandaio e persino un busto reliquiario dorato di Donatello (attualmente in prestito per la grande mostra fiorentina sul Rinascimento). «È un vero peccato che soprattutto i toscani non vengano a vedere questo museo - dice Dario Matteoni, direttore dal 2010 - I visitatori sono stati l'anno scorso poco meno di 12mila. Non è numero soddisfacente rispetto alla qualità, all'importanza e alla densità delle opere conservate, Non è un problema solo nostro ma di molti musei della provincia italiana. A Pisa c'è l'aggravante che il grosso del turismo si addensa nella piazza della cattedrale e non arriva in centro città. Altra questione è che i nostri finanziamenti sono esigui e quindi anche le capacità di promozione e comunicazionne sono limitate». Matteoni però ci prova aggiornando la disposizioni della sale e studiando nuove illuminazioni. Fa uscire opere dai depositi e si inventa mostre come quella in corso sulle Coperte di Icona, caratteristiche del periodo liturgico che seguì il Concilio di Trento. Si realizzavano "tele" d'altare che avevano dentro una finestra destinata ad ospitare un'icona più antica che era oggetto di particolare devozione anche se non rispondeva ai nuovi principi della religione. "Il museo in 1 ora" si legge sui depliant di presentazione del San Matteo. «Chi decide di entrare - dice Matteoni - non deve pensare che sta per sottoporsi a una tortura. Chi viene qui non si deve annoiare. Che sia un ragazzino, uno studioso o uno specialista deve vivere il museo in maniera positiva». L'idea portante è quella di un museo dinamico, che venga incontro al visitatore, gli presenti nuove prospettive. Che scateni delle emozioni. E allora basta con le teche, con le statue appiattite contro il muro, con il sole che entra dalle finestre e ti abbaglia e vai con le luci a led. Magnifico il corridoio delle statue lignee che sono state tutte riposizionate e avvolte in una sinfonia di luci ed ombre. Una vera e propria drammatizzazione con queste creature solenni come in una sacra rappresentazione. Altro punto forte del museo sono le croci lignee che danno conto dell'importanza dell'arte pisana nel Medioevo e della presenza di maestranze bizantine in città all'inizio del XIII secolo. Allo stesso modo dei bacini ceramici che arrivavano dai paesi del Mediterraneo e venivano murati nelle pareti esterne delle chiese come decorazioni. Una collezione unica quella del museo. Da non perdere anche la sala che ospita le sculture della Chiesa della Spina con la bellissima Madonna del Latte di Andrea e Nino Pisano. Qui ancora una diavoleria tecnologica: alla parete uno schermo touch-screen a cui chiedere notizie sulla chiesa e sulle opere che conteneva. (m.t.g.)