L'ambiente è tutto ciò di cui non si occupa il ministro dell'Ambiente. Soprattutto là, dove c'è ancora un patrimonio naturale integro, ma mancano i servizi. Quassù, nella Valcellina, manca tutto, eppure le istituzioni permettono furti di ghiaia. Una vera mafia dell'oro bianco: con la scusa delle esondazioni non sistemano le strade, ma fanno prelevare la ghiaia. Stessa cosa con l'acqua. Abbiamo vinto un referendum, ma si continua comunque a concedere le centraline ai privati. E ancora: si blocca l'acqua dei torrenti, che è il bene più importante, anche da vedere. Perché il ministro dimentica anche che c'è un patrimonio psicofisico dell'occhio, che è lo stesso occhio di quando si ascolta una sonata di Mozart o di Beethoven. E abbiamo bisogno anche di quello, altrimenti andiamo avanti tutta la vita lavorando e mangiando escrementi senza godere di nulla. Quindi il patrimonio è sì ambientale, ma anche fatto di servizi, perché se si va a vedere un tramonto e ci si siede su un forcone, quel tramonto non lo si ama più. Si ha tutta un'altra visione, un altro sapore. Noi abbiamo patrimoni di ambiente che vengono tassativamente massacrati. A volte sotto l'egida dell'Unesco, a volte sotto quella dei Beni Culturali, a volte sotto l'egida di questo ministro dell'Ambiente (questo ma anche quelli precedenti, dato che uno vale l'altro). Non hanno alcuna idea di ciò che bisogna risparmiare e di ciò su cui invece bisogna investire. Occorre capire che l'ambiente è una fabbrica che si rinnova da sola. Lo diceva anche il vecchio Mario Rigoni Stern, mio carissimo amico ed enorme scrittore. Diceva che il bosco, ad esempio, lo si deve lavorare, lo si deve sfruttare. Perché lì, dove si è tagliato 15 anni prima, si riformerà di nuovo il legname, senza investire nulla. Ricresce da solo. Invece, le istituzioni permettono lo scempio dei boschi, quello portato avanti da famigerati boscaioli, che tirano giù dieci o dodici camion di legname al giorno. Oppure, ancora peggio, lo lasciano incolto. Ad esempio, siamo invasi da boschi abbandonati con alberi rachitici, striminziti. Perché un faggio non può crescere assieme ad altri venti. Va liberato, per fargli tirare il fiato. Di venti faggi cresciuti in cespuglio quindi, bisogna lasciarne otto o nove. L'ambiente può dare il massimo del suo frutto, il massimo della resa, recuperandosi da sé. E questo è importantissimo, perché un prodotto come il legno è fondamentale. C'è chi l'ha capito. L'architetto Renzo Piano, ad esempio, ha scoperto quello che i boscaioli e i montanari sanno da sempre. Ossia che il legname dura più del cemento. Per questo ha cominciato a usare il legno per i suoi progetti. L'ambiente poi è anche pastorizia. Noi qui, ad esempio, abbiamo un parco (non mi piace molto parlare sempre di noi, ma devo farlo perché stiamo soffocando nell'ambiente incolto) dove hanno vietato il pascolo alle greggi. A Longarone per far passare il Giro d'Italia hanno bloccato per giorni la transumanza delle pecore: le cacche delle pecore sporcavano la strada e davano fastidio alle bici. Ma è mostruoso, perché la transumanza è una cosa che avviene da secoli. Le pecore brucano e lasciano escrementi che concimano la terra. Bisogna poi recuperare i vecchi lavori. Perché ai ragazzi non si insegna il lavoro del bosco (qui ce ne sono di immensi)? Perché non gli permettiamo di recuperare la manualità, facendo sentieri, lavorando la legna, per poi magari vendere il ricavato alle cooperative? In questo modo si potrebbe avere un occhio attento all'ambiente. Dobbiamo capire che l'ambiente è una fabbrica a getto continuo. Che non si sfrutta con gli impianti di sci, dove si ruba e si spreca acqua per la neve artificiale. Ma investendo in altro, come percorsi per bambini, dove portare le scolaresche in gita, e insegnare loro le diverse specie di alberi, la loro carta d'identità, dove la corteccia è il viso e le foglie i capelli. Allora perché non facciamo percorsi per i bambini e i loro genitori? La mancanza di strade e sentieri è gravissima. Siamo isolati in una valle che il grande scrittore Carlo Sgorlon definì l'ultima valle, l'ultimo tesoro. Siamo isolati. Perché, ad esempio, non costruiscono duecento metri di sopraelevata che risolverebbe tutti i problemi quando i torrenti, con le piogge, scappano dall'alveo? Perché? Perché se la fanno, poi non hanno più la scusa per rubare quell'oro bianco che è la ghiaia. Venga qui il ministro dell'Ambiente, gli facciamo vedere noi cosa siamo diventati. Non vengono fatti i servizi per mantenere l'ambiente incontaminato e i paesi si spopolano. Qui è tutto proibito, anche toccare una pianta. Non si può fare una strada, non si può fare niente, perché è tutto protetto. Ma così è peggio, si rischia di lasciarci soffocare sotto il peso dell'abbandono. Poi tanto là dove si vuole, si fanno ruberie dell'ambiente e stragi. In una zona della val Gardena, per citare un caso, c'è un sindaco che vuole ridisegnare e retrocedere i confini decisi dall'Unesco, così da riuscire a costruire un impianto di risalita nuovo. Allora quanto valgono queste istituzioni? Quanto vale l'Unesco? Aveva ragione il grande scrittore, Jean Giono, l'uomo che piantava gli alberi: il vero bisogno sta nelle piccole valli, dove ci si può chiamare da una costa all'altra. Qui non abbiamo servizi, non abbiamo negozi alimentari di frutta e verdura. Non abbiamo un tabacchi, una macelleria, e non abbiamo un'edicola. Eppure si vive anche di giornali, è inutile dire di no: serve anche leggere i quotidiani, visto che siamo tra le nazioni che leggono meno. Allora se l'ambiente fosse gestito da uno che sa come cavare un albero, che sa quando tagliarlo, e come sfruttarlo, si salverebbe questo patrimonio immenso, creando anche dei posti di lavoro. E invece si dedicano solo alle chiacchiere e alla cementificazione. Pensano a costruire ponti, autostrade, impianti di risalita, seggiovie e funivie, invece di incentivare il camminare e fare dei progetti per dei percorsi a piedi. Dove sono le istituzioni? Dov'è questo governo? Lo dico a Letta, non vada a rinchiudersi in un convento a fare il frate, venga invece a vedere i problemi reali della gente. La Valcellina è tempestata di tir che rubano la ghiaia e li fanno passare da una strada del 1901. La domenica siamo bombardati dalle gare motociclistiche - perché pare che la Valcellina, da Longarone a Montereale, sia la più bella pista d'Europa - e nessuno ti protegge da un inquinamento acustico mostruoso. Il ministero dell'Ambiente, a questo punto andrebbe abolito, perché non esiste, non serve a niente. È popolato da seggiolai. Anzi nemmeno, visto che qui i seggiolai impagliavano le sedie, loro invece le sedie le scaldano e basta. E l'Unesco è una patacca fasulla, farebbe bene a riprendersi il suo marchio che è vilipeso tutti i giorni. Mi secca fare la parte del grillesco, ma è così e lo è sempre stato. Qui il paese di Erto non esiste più. Cinquant'anni fa hanno ammazzato duemila persone. Un genocidio. E quel 9 ottobre 1963 i telegiornali nazionali non hanno detto una parola, nemmeno di 3 secondi, mentre venivano uccise migliaia persone. Anche quello era ambiente. Lo scriveva Jorge Luis Borges: nell'ambiente ci vive l'uomo. E il vescovo George Berkeley: la mela non si può gustare da sola, perché ci vuole la mela e il palato che la gusta. Quindi l'uomo deve essere il palato che gusta questo ambiente, che gusta la natura. Ma deve trovarla buona la mela, ancora tutta intera. Invece la troviamo marcita, per l'incapacità di avere idee. E non è che il ministero faccia di tutto per deturpare l'ambiente, semplicemente non ha idee. Quelle idee che dovrebbero provenire da chi l'ambiente lo vive. Ecco perché mi schiero contro la Tav, perché non si tratta solo di danneggiare l'ambiente ma anche l'anima di chi vive lì da secoli. Loro, gli abitanti della Val di Susa, hanno paura di veder la loro terra sconvolta, così come è stato fatto qui nel Vajont. La gente dovrebbe scendere in piazza non con i fucili, ma con le zappe. In tempo di crisi, in cui non si possono vendere scarpe, né vestiti, né occhiali, né automobili, bisogna tornare al bene primario: la legna per scaldarsi, il cibo per nutrirsi. Questo si deve vendere. Ed è l' ambiente che ti dà il cibo e il legno. Sarà la terra a darci i prodotti. Partiamo da lì. Impariamo a procurarci il cibo e a sfruttare i boschi. Saremo salvi e con un sacco di tempo libero. E la terra tornerà a fiorire e sorridere. (testo raccolto da Emiliano Liuzzi) Nel box: Chi è. UN UOMO DI DOLOMITE Mauro Corona è nato nel 1950 e vive nella sua Erto (Pordenone), a due passi dal Vajont. É scrittore, alpinista e scultore. È autore di molti libri che raccontano l'uomo e le montagne. Tra gli altri: "Il volo della martora", "Le voci del bosco", "Finché il cuculo canta", "Gocce di resina", "La montagna", "Nel legno e nella pietra", "Aspro e dolce", "L'ombra del bastone", "Vajont: quelli del dopo", "I fantasmi di pietra", " Storia di neve", "La fine del mondo storto" (premio Bancarella 2011), "La ballata della donna ertana", "Venti racconti allegri e uno triste". L'ultima sua opera è "Confessioni Ultime".