VENEZIA Di vedersi strappare l'isola di San Giacomo in Paludo dopo 12 anni di concessione la Onlus Associazione Verdi Ambiente e Società (Vas) non ci pensa proprio. La concessione (dal 30 ottobre 1998) era stata rinnovata fino al giugno 2012 e, prima a marzo e poi a dicembre, era stata chiesta una ulteriore proroga al Demanio, ma senza risposta. Eppure il canone di seimila euro l'anno, lo pagava regolarmente. A febbraio la sorpresa: leggendo la stampa locale Vas scoprì «Valore Paese - dimore», il progetto del Demanio pensato per raccogliere idee imprenditoriali su beni immobiliari sotto utilizzati al fine di realizzare strutture turistico-ricettive. E l'isola era stata inserita nella lista. Un atto che, secondo l'associazione è illegittimo in quanto, come concessionario, doveva essere avvisato del progetto, tanto che il presidente Guido Pollice ha presentato un ricorso al Tar del Lazio, con annessa richiesta di risarcimento danni per via della cifra investita dalla Onlus per gli interventi di conservazione dell'isola. «Il diniego di concessione deve essere motivato spiega l'avvocato Daniele Granara incaricato del procedimento invece ad oggi non abbiamo avuto nessuna risposta». Fino a venerdì, quando, racconta Pollice, «siamo stati chiamati dall'amministrazione che ci ha chiesto di aprire l'isola per fare un sopralluogo». Ora che sta per nascere il Parco della Laguna Nord l'area diventa ancora più strategica, perché potrebbe attrarre investimenti europei e diventare la porta sud del Parco. Dal 1998 Vas ha speso soldi (700 mila euro) ed energie per la conservazione dell'isola. Assieme all'istanza di rinnovo per 15 anni della concessione, Vas aveva presentato il progetto (80 mila euro) già approvato dalla Soprintendenza per un impianto fotovoltaico. L'idea era di fare di una foresteria e un centro di educazione ambientale investendo 300 mila euro.