ROMA Signora Giulia Maria Crespi, fondatrice e Presidente onorario del Fai: cosa pensa del nuovo governo di Enrico Letta, riguardo ai temi che le sono cari? «Pur essendo molto grata al presidente Giorgio Napolitano per i suoi tanti sforzi sul tema del Patrimonio, sono turbata e anche disgustata, dirò, per la noncuranza con cui la nostra classe politica affronta questioni essenziali per l'Italia come la tutela del territorio, del paesaggio, dell'agricoltura. Collocano in quei dicasteri sempre persone prive di conoscenze e di preparazione». Parla di questo stesso governo? «Non voglio parlare di persone. Io rifletto su un metodo che ritengo inaccettabile. Infatti sono allarmata...». Per cosa è allarmata, in particolare? «Leggo che Francesco Nitto Palma, neopresidente Pdl della Commissione Giustizia, ha il coraggio di riproporre il tema del condono edilizio come metodo di governo. Una proposta inqualificabile che svela una cultura deteriore e pericolosa: l'assalto al territorio, la sua devastazione nel nome del cemento e del brutto. Invece il nuovo governo dovrebbe partire dalla cultura opposta: impedire i condoni per evitare che il suolo continui a ribellarsi, come dimostra il dissesto idrogeologico. Le frane non sono un flagello del cielo. Sono la conseguenza di scelte folli. Per decenni abbiamo pensato all'oggi ignorando il conto da pagare domani. Il domani è arrivato: è l'oggi. E vediamo com'è». Qualcuno dirà: ma questa cultura non produce reddito, lavoro. «Falsissimo. La tutela del paesaggio e del territorio, il sostegno all'agricoltura produrrebbero invece nuova occupazione evitando altri disastri ecologici. Un investimento per le nuove generazioni che si ritroverebbero con un ambiente migliore, meno avvelenato, più simile al paesaggio amato da Goethe e Stendhal. In termini economici, l'agricoltura significa anche prodotti nazionali da consumare. Invece importiamo l'aglio dalla Cina e i pomodori dal Marocco. Le campagne restano abbandonate. Arriva nuovo cemento, che devasta persino i corsi dei fiumi contribuendo alla catastrofe idrogeologica che sfigura l'Italia. Eppure la classe politica parla solo di grandi opere: aeroporti, autostrade, ponti. E l'Italia si sbriciola. Basta un acquazzone e c'è un disastro. Ma è ovvio: non ci sono più boschi e coltivazioni a difendere la terra. E i corsi d'acqua sono continuamente cementificati e offesi dai cantieri edilizi». Cosa dovrebbe fare il governo Letta per l'agricoltura? «Sostenerla, come si fa in Austria, in Svizzera, nello stesso Alto Adige. I frutti economici ed ecologici sono tangibili». Ma l'agricoltura può contare sui finanziamenti europei... «Attenzione. Anche qui c'è un grosso problema. L'Unione europea sta pensando di non fare più distinzioni, nei finanziamenti, tra agricoltura biologica e agricoltura con fertilizzanti chimici che danneggia l'ambiente e la salute dei cittadini. Il governo Letta dovrebbe spiegare all'Europa che questa scelta è gravemente sbagliata e costringe alla chiusura tante piccole aziende ecologiche». Cosa pensa delle politiche sulle energie alternative? «Le energie alternative sono essenziali. Ma non si possono devastare chilometri e chilometri quadrati di prati e di colline: siamo pieni di tetti di costruzioni già realizzate, perché sfigurare quel poco paesaggio che ancora è rimasto collocando pannelli solari? E non parliamo delle pale eoliche, piantate anche in zone significative dal punto di vista archeologico. Per lo stesso motivo mi permetto di dire al presidente Letta: basta con le trivellazioni marine e su terreni paesaggisticamente pregiati! Proprio perché stiamo puntando sulle energie alternative, perché massacrare il fondo marino e altro paesaggio? Il precedente governo aveva cambiato linea: proseguiamo... Tanti giovani sono attenti a questi temi, io stessa sono pronta a lottare ancora. Ma l'esempio deve venire dall'alto. E anche dai cittadini abbienti che troppo spesso pensano solo alla speculazione».