MILANO. Il primo passo per la riforma delle fondazioni lirico-sinfoniche è fatto. «Non è ancora una vera riforma, sottolinea Walter Vergnano, presidente dell'Anfols, l'associazione dei sovrintendenti ma è un segno forte che il Parlamento finalmente si occupa dei teatri». Camera e Senato hanno varato l'emendamento inserito nel disegno di legge di conversione del Dl del 31 gennaio. Ma se questo è il punto di partenza, la storia vera comincerà mercoledì prossimoquando si riuniranno attorno a un tavolo il direttore generale per lo Spettacolo dal vivo, Salvatore Nastasi, i sindaci di Bologna, Napoli, Palermo e Genova, i rispettivi sovrintendenti e i rappresentanti dei sindacati nazionali. Qui si comincerà a parlare del contratto nazionale di lavoro. «Il contratto scade a dicembre, ma è importante cominciare lavorarci subito» dice Nastasi, che ha dato un forte impulso al varo delle nuove norme, messe a punto in collaborazione con Anfols e sindacati. Un segno tangibile della volontà di mettere ordine nei rapporti di lavoro arriva dagli slessi sovrintendenti: giovedì l'assemblea dell'Anfols;ha deliberato la costituzione di un gruppo tecnico di lavoro incaricato di elaborare una proposta per il nuovo contratto. «Si parte spiega Vergnano da un'analisi dei contratti integrativi in essere, ora demonizzati ma che in realtà contengono in alcuni casi soluzioni organizzative che potrebbero diventare valide per tutti». Sono proprio i contratti di lavoro al centro delle norme appena varate dal Parlamento: si lascia spazio a una maggiore flessibilità, in riferimento alle «esigenze produttive delle fondazioni», ma si pongono vincoli al personale dipendente che svolge anche attività di lavoro autonomo o professionale. Quanto ai contratti integrativi aziendali, le fondazioni non possono utilizzare risorse superiori al 20 di quelle occorrenti per il contratto nazionale. Inoltre, per evitare la corsa ai rinnovi, si stabilisce che ì contratti integrativi in essere non possono essere rifatti prima del nuovo contratto nazionale. Eventuali preaccordi o intese, stipulati del gennaio 2004 e non qualificabili come integrativi, sono nulli. Risulta ridimensionato, rispetto a una precedente versione, il blocco delle assunzioni a tempo indeterminato: era previsto per tre anni, ora vale solo per il 2005, ma sono escluse le fondazioni che hanno il bilancio 2004 almeno in pareggio, mentre il personale a tempo determinato, sempre nel 2005, non può superare il 15 dell'organico. Dal 2006, infine, sarà più stringente la possibilità da parte del ministero di sciogliere il cda della fondazione, o per gravi irregolarità, o quando viene presentato un bilancio preventivo in perdita, o ancora quando i conti di due esercizi consecutivi chiudono con un deficit: complessivo superiore al 30 del patrimonio. Ora si aprono nuove prospettive nel tentativo di riequilibrare i bilanci. Ma a una condizione. «Non si possono fare riforme senza risorse avverte Vergnano . Il disimpegno dello Stato negli ultimi anni non può essere pagato solo dai lavoratori. Il Governo deve mettere in campo risorse almeno pari a quelle de! 2003: oggi mancano 35 milioni».
Lirica, bloccate le assunzioni nel 2005
Il Parlamento ha varato l'emendamento per la riforma delle fondazioni lirico-sinfoniche. Il direttore generale per lo Spettacolo dal vivo, Salvatore Nastasi, si incontrerà con i sindaci e i sovrintendenti per discutere del contratto nazionale di lavoro. L'Anfols ha deliberato la costituzione di un gruppo tecnico di lavoro per elaborare una proposta per il nuovo contratto. Le norme varate dal Parlamento consentono una maggiore flessibilità alle fondazioni, ma pongono vincoli al personale dipendente e limitano l'utilizzo di risorse per i contratti integrativi aziendali. Il blocco delle assunzioni a tempo indeterminato è ridimensionato e le fondazioni con bilanci in pareggio sono escluse.
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