11maggio2013 - h. 19.20 RAVENNA - Chissà che direbbe Galla Placidia. Fino a ieri c'erano le erbacce; oggi, dopo il rassetto di stagione su mura antiche, fondamenta e mosaici pavimentali, i resti sono parzialmente ripuliti, ma preclusi al pubblico, al di là della ringhiera che costeggia una delle vie tra le più suggestive del centro. Tutto ciò a un passo dal celeberrimo mausoleo, attorno alla chiesa voluta dall'imperatrice stessa. Chiedete a un ravennate dove si trova Santa Croce e vi ritroverete puntati addosso sguardi interrogativi e facce storte; tanto che persino chi abita in zona proprio non ricorda. Il monumento è privo di qualsiasi cartellonistica che ne indichi nome e datazione. Chiuso al pubblico, lungo via Galla Placidia, area cortilizia compresa. Il motivo? Un mix di fattori. Tenere aperto un giardino archeologico comporterebbe un costo. Discorso diverso invece per l'interno, che risulta proprio impraticabile: manca infatti il piano di calpestio rimosso con gli scavi compiuti dalla Soprintendenza negli anni '70, che hanno ritrovato la quota più antica della chiesa, risalente ai primi decenni del V secolo. Quella che, per intenderci, costituisce parte della pianta originaria, a forma di croce (da qui il nome della chiesa), con un salto di oltre tre metri dalla facciata ricostruita nel 1602 insieme alla strada. Ma anche prima di tali lavori la chiesa non era fruibile al pubblico, se non una volta l'anno, in occasione delle celebrazione della festa di Santa Croce. Tanto vale allora che - una volta ripulito l'interno - almeno da fuori l'occhio abbia la sua parte godendosi gli scorci dalla ringhiera. Mosaici pavimentali compresi (o quel che resta) che spuntano dal muschio del cortile, ai piedi dell'edificio. In balìa delle intemperie? Non più di tanto, spiega la soprintendente, Antonella Ranaldi: "L'importante è che si trovino nella posizione originaria, ben visibili anche da fuori affacciandosi e percorrendo la bellissima strada di via Galla Placidia". Condizione garantita grazie alle pompe idriche installate. "Se non ci fossero, sia l'interno della chiesa che l'area degli scavi verrebbero allagate", precisa la soprintendente. Non fattibili, per il momento, i progetti per rendere fruibile la chiesa. "Anni addietro - ricorda Ranaldi - erano state presentate ipotesi per realizzare un tunnel sotterraneo per collegare Santa Croce al giardino di Galla Placidia. Sono state abbandonate, più che per una questione di fondi carenti, per il rischio di turbare uno stato consolidato dal tempo. Quell'area ha una sua unicità, anche se tutto è migliorabile, e gode dei giardini del complesso di San Vitale. Sta anche alle guide far capire ai turisti l'importanza del sito e soprattutto la relazione che c'è con il mausoleo di Galla Placidia, il sacello anch'esso cruciforme collocato a sinistra del nartece perduto della chiesa di Santa Croce. E apposite visite guidate - precisa la Soprintendente - possono essere organizzate. Su richiesta il sito può essere visitato, come già avviene". Una mano la darebbe forse quella cartellonistica oggi assente. Quantomeno per raccontare cosa nasconde quel portone chiuso: le decorazioni musive che diedero vita al mito storiografico su un'improbabile residenza della figlia dell'imperatore Teodosio, la pianta a croce e prima ancora la domus romana. Dal vicino mausoleo, imperatrice e turisti ringrazierebbero.