Il Piano di Gestione destinato ai Comuni Unesco del Val di Noto diventa modello di riferimento per tutti i siti italiani iscritti nella World Heritage List. Il ministero dei Beni culturali ha utilizzato la disponibilità di alcuni fondi dell'Ue per avviare un laboratorio finalizzato alla redazione del Piano di gestione. E' stata quindi bandita una gara d'appalto vinta lo scorso anno dall'associazione Mecenate 90. «Il complesso di siti del Val di Noto - afferma il sottosegretario Bono - è stato opportunamente scelto come laboratorio sperimentale proprio per il fatto che i Comuni sono caratterizzati da elementi che, seppur localmente diversi, rappresentano insieme quell'unicità richiesta dall'Unesco. E' stata, infatti, la strategia dell'inscindibilità a trasformare la prima bocciatura in un successo. Ciò, però, ha aumentato l'esigenza di un Piano di gestione finalizzato al coordinamento di tutte le amministrazioni. Una volta completato il lavoro di Mecenate 90, che prevede tra l'altro precise indicazioni ai Comuni secondo le singole caratteristiche con l'adozione del sistema turistico locale, il Piano di gestione sarà un modello di riferimento per tutti i siti italiani». Si tratta quindi, come sottolineato dall'architetto Manuel Guido - responsabile dell'Ufficio lista patrimonio mondiale dei Beni culturali - di un percorso complesso con diverse tappe, la prima delle quali è rappresentata dal Val di Noto. Mira, pertanto, non solo a raggiungere le direttive dell'Unesco e a instaurare uno sviluppo socio-economico puntando anche sugli aspetti archeologici, gastronomici e di costume. Intanto, tra questi, Siracusa e Pantalica, candidati ad essere il 40 sito italiano, attendono in giugno l'esito definitivo.