La soprintendente Paola Grifoni, indagata per non avere denunciato i presunti abusi urbanistici commessi l'estate dello scorso anno in piazza Verdi durante la rassegna estiva, si autoassolve e chiama in causa l'amministrazione comunale. «Resto convinta che non avrei dovuto segnalare le violazioni, erano temporanee. Piuttosto mi chiedo a cosa servono i pareri della Soprintendenza: vengo ignorata o scavalcata dal Comune» «La Procura fa il suo lavoro ma io non mi rimprovero nulla, resto convinta che non avrei dovuto segnalare le violazioni perché si trattava di installazioni temporanee». La soprintendente Paola Grifoni, indagata per non aver denunciato i presunti abusi commessi dal titolare delle Scuderie Renato Lideo nella gestione del cartellone estivo pensato nel 2012 dal Comune, si autoassolve, chiama in causa l'amministrazione e constata come il suo ruolo abbia perso di autorevolezza. Architetto Grifoni, alla fine è rimasta coinvolta nel pasticcio di piazza Verdi. È sorpresa? «Non più di tanto anche se si tratta di indagini poco piacevoli perché si cerca sempre di operare nel modo migliore e contemperare tutte le esigenze. Credo di essermi comportata correttamente, si trattava di una manifestazione temporanea che non avrebbe modificato più di tanto lo stato dei luoghi. Le norme non sono chiare per l'utilizzo limitato, è una questione di interpretazione. Abbiamo fatto i controlli con i carabinieri e ho ritenuto che il mio compito si esaurisse lì». Ma anche dopo il sopralluogo le sue prescrizioni non sono state rispettate. «La vicenda è stata gestita male dall'inizio: il Comune mi ha informata il giorno stesso in cui ha concesso l'autorizzazione, come in questi giorni per la festa della Lamborghini. Non abbiamo avuto il tempo di valutare l'impatto della manifestazione, ma ormai questo modo di procedere è diventato prassi. Mi è stato detto poi che il palco in quella posizione serviva per l'orchestra del Comunale. Ora il pm dice che non era vero, ma non spetta a me valutare l'operato di quell'ufficio. Dico solo che non abbiamo strumenti per contrastare o impedire gli abusi, se non la denuncia». Proprio questo le viene contestato, avrebbe dovuto segnalare le violazioni. «Ripeto, era una installazione temporanea e non si può certo dare lo stesso valore di offesa al decoro artistico che si applica per le modifiche definitive. Ma poi che dovevo fare, andare in piazza col fucile spianato o prendere di petto il Comune? Per una manifestazione di pochi giorni non ne vale la pena. È l'amministrazione che si fa carico delle scelte e se ne assume le responsabilità». Ma allora a che serve il parere della Soprintendenza se poi le prescrizioni vengono ignorate? «Me lo chiedo spesso anche io. Sono stata scavalcata dal Comune e non solo per piazza Verdi. Si è progressivamente tolta autorevolezza al ruolo e ai compiti degli uffici territoriali del Ministero. Succede in tutte le città. Politica e buon senso chiedono di non ostacolare l'amministrazione per favorire il cittadino. Si pensa sempre che si vogliano proteggere chissà quali interessi, in realtà ci viene chiesto di semplificare, sburocratizzare. Di questi tempi poi...». Che intende dire? «Che col Paese sull'orlo del tracollo economico ci si pensa due volte prima di stoppare iniziative che possono portare guadagno per le imprese, lavoro e indotto. Non dovrebbe essere un mio pensiero ma poi obtorto collo lo diventa. Non si bloccano a cuor leggero manifestazioni che possono rimettere in moto l'economia della città».