Adesivi, svastiche e scritte offensive Il ritratto di Gabriele Camozzi che, con lo sfondo incantevole di Città Alta, domina Porta Nuova con un occhio cavato; oppure quello di Giacomo Quarenghi, con una svastica in testa. I totem pubblicitari disseminati per tutta la città che ritraggono alcuni personaggi bergamaschi del passato, in teoria, dovevano essere il biglietto da visita ideale per informare tutta la cittadinanza della candidatura di Bergamo a Capitale europea della Cultura nel 2019. In realtà almeno la metà di queste insegne sono state prese di mira da graffitari e vandali. Un vero e proprio pugno allo stomaco. Il violinista Pietro Antonio Locatelli, campeggia sul totem di piazza della Libertà, ma il suo volto è accompagnato, oltre che da uno spartito musicale, anche dall'adesivo del centro sociale Pacì Paciana. E il grande studioso d'arte e architetto Giacomo Quarenghi è sfregiato dal simbolo dei nazisti. Non si tratta assolutamente di un gioco voluto di corsi e ricorsi storici: è vandalismo, naturalmente, che non aiuterà a valorizzare il patrimonio culturale di Bergamo per sostenere la candidatura. «Ma questi cartelloni sparsi per la città la gente li vede? si chiede una signora in via Zambonate osservando per la prima volta il totem di Santa Grata, che per fortuna è ancora intatto . Quelli danneggiati andrebbero sostituiti, sono proprio brutti da guardare. La gente non ha proprio nient'altro da fare che rovinare senza motivo questi spazi destinati alla cultura». I totem non richiamano solo figure storiche di Bergamo. Sono arricchiti dai volti di alcuni giovani bergamaschi, che si raccontano a cuore aperto: «Ci sono cose per cui vale la pena impegnarsi tutti quanti, una di queste è la propria città, amandola e inventandola ogni giorno è il pensiero destinato alla città da Nicola, bergamasco di 20 anni, sul pannello installato accanto alla biblioteca Tiraboschi . La città siamo noi, i nostri desideri». Quelle parole sono accompagnate da una foto del ventenne, sorridente, ma imbrattato dalla scritta «sfigato», fatta con una bomboletta. A caratteri cubitali. «L'idea di dare due volti allo stesso totem, tra storia e futuro, è bella riflette una studentessa seduta sul motorino a fumare la sigaretta prima di tornare a studiare . Se è stata rovinata l'unica motivazione che posso darmi è che i giovani, pur amando Bergamo, trovano un po' fuori luogo questa candidatura. La città è noiosa, povera di avvenimenti, io non ci metterei la faccia perché non ci credo». Il Comune di Bergamo sei mesi fa aveva presentato la campagna di comunicazione per la candidatura europea attraverso i totem, definiti «alberi che affondano le radici nel passato, espongono il loro fusto alle intemperie, fanno svettare le loro fronde verso il futuro»: non tutti, a quanto pare, hanno preso alla lettera quel messaggio positivo.