a prima volta che andai a Venezia fu con la scuola, avevo diciassette anni, me ne innamorai. Poi conobbi mia moglie, era nata a Venezia, battezzata alla Salute (un privilegio che le ho sempre invidiato). Da oltre 40 anni ci andiamo almeno una volta all'anno, preferibilmente nel mese di novembre, quando nebbia e umidità la fanno da padroni. Ora leggo che il sindaco, un certo Orsoni, lo stesso che si ostina a afr passare le gigantesche navi da crociera davanti al palazzo del Dogi, ha deciso di non rinnovare il permesso di soggiorno alla statua di Charles Ray, il Ragazzo con la rana. Un passo indietro. Oltre 30 anni fa conoscemmo una famiglia di nostri coetanei di cui diventammo amici, avevano due figli, un maschio e una femmina, Silvia, una ragazza innamorata del bello. Silvia andò poi a vivere a Londra, con gli anni divenne una consulente di importanti gallerie d'arte, da anni vive a Los Angeles con Charles Ray, di cui è moglie e musa. Quando seppi da Silvia che una scultura di Charles, Boy with Frog, di un bianco puro come lo sono solo i primi denti dei lattanti, andai subito a vederla in loco, per capire se sarebbe stata in grado di superare la crisi di rigetto che Venezia riserva a tutto ciò che può ferirla. Ero curioso, conoscendo i veneziani, delle loro reazioni verso chi aveva osato prendere il posto del lampione più famoso della città, forse del mondo. Questa statua è tutt'altro, rispetto all'osceno ponte (il numero 431) di Calatrava che mi costringe, ogni volta, pur di evitarlo, per ragioni estetiche se il tempo è bello, per non cadere se piove, a un lungo giro per raggiungere Cà Pisani. Dietro alla statua di Ray c'è la sua poesia di miscelare il rumore sordo dell'acqua della Laguna e il rumore dolce dello scorrere implacabile dell'acqua del Mississippi, dove l'adolescente Huckleberry Finn (indimenticabile fratellino della mia infanzia), nudo, osserva ranocchie agitate. Con l'amico ha guardato il cielo stellato e si è chiesto se le stelle sono sempre state lì, o se qualcuno le ha create. Chissà se anche noi dobbiamo guardare il mondo con gli occhi del ragazzo nudo con la rana, solitario, lì sulla Punta della Dogana. Questo vuole Charles Ray? Confesso che non ho mai avuto il coraggio di chiederglielo, e neppure chiederlo a Silvia. Probabilmente mi avrebbero risposto che la rana, per il ragazzo nudo, è tutto quello che sta al di fuori della sua identità, lui è l'altro, è il diverso. Come "finto" veneziano nel dilemma fra rimettere il celebre lampione o lasciare la statua, quale è la mia posizione? Quella di Francesco Bonanni: la grande arte deve essere digerita prima di essere capita.
VENEZIA-Il sindaco che vuole che le gigantesche navi da crociera passino nel Canal Grande, adesso vuol sfrattare il Ragazzo con la rana
Un uomo racconta di come, da bambino, sia andato a Venezia con la scuola e si sia innamorato della città. Ora, a 40 anni, continua a visitare Venezia almeno una volta all'anno, preferibilmente in novembre. Il sindaco di Venezia ha deciso di non rinnovare il permesso di soggiorno alla statua di Charles Ray, il Ragazzo con la rana. L'uomo conosce una famiglia di amici che aveva due figli, Silvia e Charles Ray, che è diventato il marito di Silvia. L'uomo va a vedere la statua di Charles Ray a Los Angeles e si chiede se la statua possa superare la crisi di rigetto che Venezia riserva a tutto ciò che può ferirla.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo