Commissione consiliare in visita nella storica sede di Palazzo Pompei sul lungadige. Gli spazi sono risicati: 4mila mq per tutti i reperti, ma restano fuori quelli ospitati all'Arsenale. «Forse qui stiamo meglio». Tempi lunghi Il dilemma del Museo civico di storia naturale. Collocato da 160 anni a Palazzo Pompei, in lungadige Porta Vittoria, è destinato a trasferirsi a Castel San Pietro, quindi dalla location comunale (da vendere?) a quella di proprietà della Fondazione Cariverona. Ma il trasloco - che tutto fa supporre non avverrà in tempi brevi - dovrà fare i conti con l'enorme mole di materiale accumulata a Palazzo Pompei, dalle cantine fino al solaio. Tre milioni di reperti zoologici, entomologici (insetti) e fossili che lo collocano tra i primi musei d'Italia per ricchezza delle collezioni, insieme a quelli di Milano e Genova. Merito, in buona parte, della "triade" dei tempi d'oro, gli studiosi Sandro Ruffo, Angelo Pasa e Francesco Zorzi, che rilanciarono il museo dopo la seconda guerra mondiale. Come spiega l'attuale direttore Giuseppe Minciotti, per ospitare il tutto serve una superficie di poco meno di 4mila metri quadrati. E secondo una prima stima a Castel San Pietro questo spazio esiste, seppur risicato, sempre che a Castel San Pietro non si voglia anche installare dell'altro per il museo della città. Però, a far sballare i conti, ci si mette la "dependance" all'Arsenale: altro polo coinvolto dai progetti di recupero dell'amministrazione comunale e quindi, prima o poi, da svuotare. All'ex caserma austriaca in riva all'Adige si trovano ulteriori depositi, uffici e biblioteche museali, una sezione di preistoria e 190mila reperti botanici, i quali tra l'altro necessitano di temperatura e umidità particolari, per cui è stato installato un impianto di climatizzazione del costo di 500mila euro. Dunque, "travasare" Palazzo Pompei in Castel San Pietro si può. Ma a volerci aggiungere pure il materiale conservato all'Arsenale, si fa tracimare il vaso. «Impossibile, non ci stiamo», conferma Minciotti. Il quale chiarisce pure che, finora, non c'è stato un dialogo approfondito sul tema con l'amministrazione comunale. Il primo, piccolo passo è avvenuto ieri, attraverso la sesta commissione consiliare (Cultura) presieduta da Rosario Russo (Lega), recatasi in sopralluogo a Palazzo Pompei. Si è trattato semplicemente di un'iniziativa per rendersi conto nel dettaglio del patrimonio custodito nella sede di lungadige Porta Vittoria. Seguirà, il 6 giugno, una visita agli spazi dell'Arsenale in uso al museo, e le fila saranno tirate probabilmente dopo l'estate. I vertici del museo hanno risposto a tutte le domande dei consiglieri e soddisfatto ogni loro curiosità. Però, se si chiede un loro parere sul trasferimento, non si sbilanciano troppo: «Forse la logistica della sede attuale è migliore di quanto non lo sarebbe a Castel San Pietro», commenta brevemente Minciotti. La questione che invece è apparsa subito chiara alla commissione riguarda la futura organizzazione delle esposizioni naturalistiche, oggi strutturate ancora come ai tempi andati, con pochi elementi di novità. Un peccato, perché questa ricchezza andrebbe valorizzata al massimo, ma le ristrettezze di bilancio consentono poco spazio all'inventiva. Un milione di euro se ne va tra stipendi del personale e bollette. I progetti finiscono in una voce collettiva, che comprende la didattica (affidata ad Aster, società milanese), i laboratori di ricerca, le pubblicazioni, la gestione delle collezioni e l'apertura al pubblico: attività per cui il Comune passa al museo 260mila euro all'anno. Per intendersi, il Muse, nuovo museo di scienze firmato Renzo Piano che aprirà a Trento in luglio, avrà un budget milionario. Si fa quel che si può, ma la posizione decentrata sul colle non fiaccherà un museo già deboluccio sul fronte delle visite (30mila all'anno quando va bene)? «No, a Castel San Pietro sarà più visibile e più appetibile. Godrebbe della vicinanza col Teatro Romano, e del servizio della funicolare», replica Rosario Russo. Ma per i grandi sogni, ci vuole tempo.L.CO.