GIULIANO Urbani, ministro dei Beni Culturali, lei pensa che ora possa ripartire il dialogo sulla crisi della Scala? «Sono al corrente di tutta la vicenda da mesi. Ma ora il mio compito è soprattutto quello di rasserenare gli animi, perché si trovino soluzioni ragionevolmente condivise». Esiste veramente il pericolo del commissariamento? «Il pericolo è sempre dietro l'angolo quando ci sono situazioni di conflitto, ma non credo che oggi le cose siano oggettivamente così gravi come appaiono alle parti in conflitto». La Cgil per partecipare al tavolo ha posto un veto sul sovrintendente Meli. «Il sovrintendente non lo scelgono i sindacati, ma la fondazione. Quello che occorre è ricomporre un mosaico». Scegliendo, ad esempio, insieme il direttore artistico? «Se lo dicessi metterei i piedi in un piatto non mio, ma della fondazione. Ho le mie idee, ma me le tengo per me». Che tempi prevede per una soluzione? «Non brevissimi. Quando si vuole trovare una soluzione, ci vuole tutto il tempo necessario. L'importante è che la Scala ritrovi il prima possibile il suo magico clima. Lo sa che l'altra sera a Londra, al banchetto offerto al presidente Ciampi, anche la regina Elisabetta ha chiesto cosa stava succedendo alla Scala?». Veramente il sindaco ha letto una lettera del maestro Muti, che sosteneva che la Scala è un teatro vivo solo nella cerchia dei Navigli. «Si riferiva solo alla mancanza di finanziamenti per la scuola e la formazione. La Scala lo sanno tutti che è al top del prestigio mondiale». C'è il pericolo che il maestro Riccardo Muti lasci il teatro? «Bisogna scongiurarlo in tutti i modi. Lasciamo lavorare il prefetto, che un uomo particolarmente generoso e bravo». C'è chi dice che oggi i privati contino troppo nelle fondazioni. «Il privato deve contare molto sulla gestione aziendale del teatro, ma non è che perché da molti soldi, può fare il direttore d'orchestra».