MODESTA proposta per creare a Palermo il più grande straordinario e unico Museo della marineria siciliana. Destinatario della proposta è il titolare della Soprintendenza del Mare della Regione siciliana, professor Sebastiano Tusa. Sparpagliati negli archivi delle Capitanerie di porto della Sicilia, dove spesso gli archivi consistono in magazzini strapieni di scatole, di cancelleria e modulistica assortita, di vecchi mobili dismessi, e tanta polvere, esistono e resistono al degrado e ai tarli enormi registri - dimensioni: lato lungo, 61 centimetri; lato corto, 43 centimetri; in estensione aperta 86 centimetri - zeppi di nomi. I nomi delle generazione marinare che hanno navigato nei compartimenti marittimi siciliani. I primi registri di quello di Palermo - che andava da Castellammare del Golfo a Cefalù - risalgono al 1860 e continuano sino ai nostri giorni: capitani e direttori di macchina, ufficiali, nostromi, marinai, mozzi, insieme con i nomi delle navi su cui erano imbarcati e le rotte seguite, i naufragi, le «scomparizioni in mare» per tempeste, i morti di guerra a cominciare da quelli di Lissa fino alla mattanza immonda dell' ultimo conflitto, gli atti di eroismo e le infamie, gli ammutinamenti e le diserzioni. Sono i registri della "Gente di Mare di Prima categoria". Ogni Capitaneria delle altre città siciliane di mare ne ha. n compendio universale di letteratura e di storia navale scritta in pillole, nella lingua scabra ed essenziale degli Applicati, che in poche righe riuscivano a compendiare decenni di vita marinara nello spazio regolamentare previsto. In altri volumi è narrata la vita delle navi: dal varo alla cancellazione, per vetustà o affondamento, con i nomi degli armatori che si avvicendarono negli anni: sono i Registri del naviglio, che però sono custoditi da una sezione diversa da quella della Gente di Mare. Ora, questa imponente documentazione, trascorsi i tempi previsti, per legge dovrebbe essere versata agli Archivi di Stato, che però non hanno spazi e personale sufficiente per prenderli in carico, se non solo formalmente. Perciò i registri giacciono dimenticati e solo per caso riescono a emergere. Come è accaduto a quelli della matricola della Gente di Mare di Palermo, affidati all' équipe di un professore universitario per un lavoro di ricerca sull' emigrazione, sponsorizzato da una storica compagnia di navigazione palermitana, la Pietro Barbaro Spa, che si è offerta anche di restaurare i volumi malconci, che sono tanti. Sì, e poi? Ci sono secoli di storia sepolti, o meglio annegati là dentro. È la storia navale di Palermo, e delle altre città siciliane di mare, dalla fine del diciottesimo secolo ai primi decenni del ventesimo. Storici accurati hanno scandagliato quasi tutto della cittàe dell' Isola intera: economia, industrie, agricoltura, usi e costumi, tic e infamie - da Romualdo Giuffrida a Francesco Renda, da Orazio Cancila a Francesco Brancato, Simone Candela, Rosario La Duca, Massimo Ganci, Rosario Lentini, per citare i più assidui. Ci hanno raccontato con ricchezza di documentazione come si vivesse e morisse, ci si arricchisse, che cosa si producesse, si esportasse e si importasse. Su tutto e tutti, prevalenti, l' epopea e la mitologia dell' età dei Florio. Poco, pochissimo sull' epopea marinara e sugli uomini di mare che quei traffici resero possibili, in un tempo che solo sul mare si spostavano uomini e si scambiavano merci. Chi ha mai sentito parlare di loro? Perduti alla memoria. A questo punto, la proposta è la seguente: sia la Soprintendenza regionale del Mare, d' intesa e in sinergia con gli Archivi di Stato e le Capitanerie di porto, a riunire, raccogliere e restaurare tutti i Registri custoditi nelle varie sedi, inclusi alcuni fondi attualmente presenti negli inventari degli Archivi di Stato. In quello di Palermo, per esempio, ci sono i Rapporti e Testimoniali de' Capitani marittimi, nel fondo Ministero e Segreteria di Stato presso il Luogotenente generale Tribunale di Commercio, testimonianza preziosa sulla navigazione palermitana nel Mediterraneo e negli oceani: sono i resoconti che i capitani dovevano rendere al Magistrato Supremo Guardiano del Porto e al presidente del Tribunale di Commercio al ritorno da ogni traversata. Sono raccolti in registri, molti dei quali sembrano anch' essi scampati a malapena alle tempeste che vi si raccontano, e alcuni sono tanto deteriorati da essere stati dichiarati non consultabili. In attesa di restauro... Che cosa ne dice, professor Tusa: sarà possibile mettere insieme questo straordinario, grande archivio navale, che sarebbe unico in Italia?
SICILIA - Facciamo il museo della gente di mare
Un professore universitario ha proposto di creare un Museo della marineria siciliana a Palermo, che potrebbe essere il più grande e unico del suo genere in Italia. La proposta è stata rivolta al titolare della Soprintendenza del Mare della Regione siciliana, professor Sebastiano Tusa. L'idea è di riunire e restaurare tutti i registri e documenti relativi alla marineria siciliana, custoditi nelle varie sedi, tra cui gli Archivi di Stato e le Capitanerie di porto. I registri contengono informazioni sulla navigazione, le navi, gli armatori e gli uomini di mare che hanno navigato nel Mediterraneo e negli oceani.
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