PRESI dal pantano tecnico-gestionale che sta attanagliando la città di Napoli e la sua sempre più insufficiente amministrazione, solo di recente il dibattito e la riflessione politica stanno apparentemente riprendendo di vista la stasi e il disastro di governo di un altro ente, sulla carta molto più potentee autorevole: la Regione Campania. Prima di addentrarsi nell' analisi di alcune questioni regionali cruciali,e invece abbandonatea loro stesse, una prima sommaria valutazione di quello che sta succedendo nella Regione più costosa d' Italia in termini di organico (6225 buste paga), si può fare andandoa guardare le leggi prodotte nel 2013. i tratta di solo quattro provvedimenti, tre dei quali con lo stesso titolo e riguardanti l' incerta formazione del bilancio e uno, particolarmente inutile, sulla "Cultura e diffusione dell' energia solare in Campania", una legge esornativa fatta di mere genericità. Meno generici e più stringenti, invece, sono i temi principali cui è delegato l' ente regionale. Lasciando stare il settore della sanità, per il quale si sta operando con tagli trasversali utili a garantire solo che l' enorme debito non rotoli nella voragine del crac definitivo, e messa da parte la gestione scombinata dei fondi europei, è il governo del territorio che dovrebbe rappresentare, in particolare per la Campania, un potenziale elemento di sviluppo, di tutela e di rilancio dell' economia e dell' immagine regionale, che sta subendo i maggiori danni di una gestione autodefinitasi "virtuosa". Affidata a personale politico di dubbia capacità e, soprattutto, privo di interesse vero ai temi del paesaggio e piegato agli aggressivi e pericolosi tecnicismi di dirigenti e funzionari, il governo del territorio regionale sta diventando un modo come un altro per tamponare gli effetti della crisi promuovendo il consumo di suolo, la speculazione fondiaria sui paesaggi di pregio, la cattiva qualità del costruito, nell' assenza totale di scenari pianificati all' interno dei quali inserire gli interventi previsti. L' infelice vicenda delle dimissioni dell' assessore Taglialatela sarebbe un divertente episodio della migliore macchietta napoletana, se non vi fosse coinvolta la stasi gestionale di un territorio complesso e già sufficientemente aggredito come quello campano. Abbandonato il cosiddetto "Disegno di legge sul paesaggio" dopo mesi di inutile discussione, i territori vincolati regionali, attrattori di turismo e di economia sostenibile, sono stati gradualmente trasformati in una riserva inesauribile di aree di pregio da affidare al primo offerente. Negli ultimi dieci anni, infatti, le uniche normative regionali chiare e coerenti in tema di territorio e paesaggio, sono state quelle che consentono dovunque di costruire ciò che si vuole, tranne qualche eccezione che sarebbe troppo clamorosa. La fin troppo nota legge regionale 192001 consente a chiunque (e quindi anche all' economia criminale) di realizzare box interrati nei territori super-vincolati della Penisola Sorrentina. Le norme vigenti consentono persino a un geometra e un agronomo di certificare che uno sbancamento per realizzare 200 box interrati è compatibile con il paesaggio. Di fronte ai sempre più frequenti dinieghi della Sovrintendenza, poi, basta un semplice ricorso al Tar Campania che finora ha dato incredibilmente sempre credito alle ragioni del costruttore, consentendogli di procedere all' alterazione irreversibile di ettari di uliveti, noceti, agrumeti e dei tipici terrazzamenti sorrentini. È recente, per fare un altro esempio, l' incredibile episodio dell' autorizzazione ambientale concessa dalla Regione Campania per un inceneritore da realizzarsi sulle sponde del fiume Sele, nel parco dei Monti Picentini, a pochi metri dalle terme di Contursi. Un comico affaire urbanistico, se non vi fossero stati coinvolti la salute dei cittadini e centinaia di posti di lavoro. Ovviamente, posta dinanzi alle polemiche e ai ricorsi, la Regione ha fatto marcia indietro. Ma le polemiche e le inchieste non bastano a frenare la speculazione sui territori vincolati se le leggiei piani urbanistici sono costruiti in un certo modo. Nel 2009 tutta Italia guardò stupita le foto aeree dello scempio edilizio sulla collina del Castello di Marina di Camerota: un' intera lottizzazione aveva cancellato ettari di uliveti e alterato l' immagine dell' intera collina. Nonostante i mezzi di informazione spacciarono quell' intervento per "abusivo", in realtà si erano utilizzate le legali maglie larghe delle normative, la distrazione dei funzionari e l' abitudine generalizzata che una cosa del genere, in fondo, è sempre possibile. Quelle 19 villette sono ancora lì ed il processoè in corso solo per vizi di forma marginali nelle autorizzazioni. Anchei paesaggi meno "pregiati" sono sottopostia una pressione immobiliare incongrua. Grazie al creativo "piano casa" regionale nell' area del Nolano interi ettari di terreno agricolo sono in trasformazione verso le destinazioni più varie: aree sportive, residenze, terziario, al di fuori di qualsiasi previsione urbanistica. Esempi come quelli in precedenza sono disseminati nell' intera regione,e l' abusivismo edilizio puro, com' è evidente, c' entra poco. Se le priorità sono queste, un assessorato all' Urbanistica del tipo di quelli avuti finora, è allora inutile, così come inutile sarebbe il suo assessore: le leggi per fare già ci sono, mentre per quelle di tutela e di sviluppo coerente, a quanto pare, c' è sempre tempo.