È STATO agilmente battuto anche il record negativo del 1976. La crisi del settore dell' edilizia, che in Lombardia vale l' 8,5 per cento del Pil e il 7,5 per cento degli occupati, sembra non vedere la luce in fondo al tunnel. Il bilancio dal 2008 a oggi, cioè dall' inizio della crisi, parla chiaro: meno 26,8 per cento di investimenti (con punte del 56,8 per quanto riguarda le nuove costruzioni), meno 49,9 per cento di compravendite immobiliari, 47mila posti di lavoro persi e ore di cassa integrazione quintuplicate, 2mila imprese fallite. Eppure i prezzi delle abitazioni a Milano calano poco (meno 12 per cento dal 2008, meno 3,1 nel 2012) e anzi aumentano quelli delle case nuove. I numeri sono quelli del settimo Rapporto sull' edilizia in Lombardia elaborato dall' Ance, l' associazione dei costruttori. In mezzo a una valanga di segni meno, si salvano solo due fattori: il settore delle ristrutturazioni tiene e pure la domanda - in teoria - è in crescita, visto l' incremento demografico. Il 2013 sarà un' altra traversata nel deserto, basti pensare che a gennaio e febbraio, in soli due mesi, si sono "bruciate" le stesse ore di cassa integrazione di tutto il 2008. Secondo il vicepresidente nazionale di Ance Gianluigi Coghi, «dopo cinque anni consecutivi di pesanti cali il settore mostra addirittura segni di un' ulteriore recrudescenza, preludendo ad un 2013 ancora penalizzante e ad un allontanamento ulteriore delle prospettive di ripresa». Le ragioni sono soprattutto tre: la stretta creditizia, la mancanza di investimenti pubblici e il ritardo dei pagamenti della pubblica amministrazione (151 giorni la media italiana, 34 quella lombarda). Sul primo punto, basti pensare che in Lombardia nel 2007 si erogavano 8,6 miliardi di euro di mutui, oggi siamo esattamente alla metà. Meno lavoro e più precario, meno affidabilità, meno credito, meno circolo di risorse e quindi economia. «Infatti - spiega il presidente di Ance Lombardia Luigi Colombo - la flessibilità introdotta dalle riforme va anche bene, ma allo stesso tempo dobbiamo aumentare le tutele, altrimenti come fa una coppia anche solo a sognare una casa?». Per uscire dalle sabbie mobili serve ovviamente la ripresa economica, «generata dall' immissione di liquidità nel sistema», dicono i costruttori. Rivedendo quindi i patti di stabilità e i vincoli di bilancio. «Gli investimenti da fare sono molti - sottolinea Colombo - dalla messa in sicurezza del territorio alla valorizzazione dei beni culturalie paesaggistici fino alla grande vetrina dell' Expo». Intanto la possibile cancellazione dell' Imu è accolta con grande soddisfazione. «Pensate oltretutto alle case invendute, alle quali le imprese devono comunque pagare l' imposta in un momento così difficile», commenta Coghi. Segnali poco rassicuranti arrivano, ancora, dal mondo manifatturiero e metalmeccanico. Secondo l' ultima indagine di Unioncamere la produzione industriale nel primo trimestre 2013 cala del 2,4 per cento, contro il più 1,6 per cento dello scorso trimestre. Mentre dai dati resi noti dall' Inps, ad aprile le ore di cassa integrazione nel settore metalmeccanico sono state 10 milioni 870mila. Una crescita di 3 milioni e 700mila ore, pari a oltre il 50 per cento. «Tra maggio 2012 e aprile 2013 - rileva il segretario regionale della Fiom Cgil Mirco Rota - è come se 49mila lavoratori metalmeccanici fossero stati per un intero anno senza lavorare».