Giallo sulla lettera a Doria, un gruppo di lavoratori protesta: "Votato un testo diverso" IL DECALOGO dei sindacati arriva sul tavolo del sindaco di Genova Marco Doria e l'impegno a rispettarlo è propedeutico alla condivisione di un piano di contenimento dei costi che consenta al Carlo Felice di chiudere in pareggio il bilancio 2013 attraverso il ricorso ai contratti di solidarietà. La lettera a Doria, in qualità di presidente e della Fondazione Teatro Carlo Felice, e a tutti gli altri componenti del consiglio di amministrazione, si chiude con la firma di tutte le sigle sindacali (Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil, Fials-Cisal e Snater-Usb) e giunge al termine di un'assemblea in cui i lavoratori affidano ai propri rappresentanti il compito di trattare con l'azienda per arrivare alla sofferta intesa. Ma sul testo si solleva subito una polemica fra i lavoratori legato a un passaggio delicatissimo del testo e legato alla richiesta di dimissioni del sovrintendente Giovanni Pacor. Nella lettera inviata al sindaco, infatti, l'ultimo parla espressamente di "dimissioni dell'attuale sovrintendenza", mentre in una lettera, sempre inviata a Doria, si precisa che «non si è parlato di chiedere le dimissioni del Sovrintendente, ma si è ribadita una generica sfiducia e l'intenzione di trattare direttamente con le parti politiche. Nessuno, in assemblea, ha mai pronunciato la parola 'dimissioni' nei confronti di chicchessia. Nel documento votato in assemblea l'ultimo punto recita "L'insediamento di una controparte di capacità riconosciuta e di specifica competenza professionale e può rappresentare qualsiasi figura della controparte, visto che a oggi risultano alla guida del Teatro altre figure oltre quella del Sovrintendente». Al di là di questo punto, la tesi di fondo appare comunque chiara: prima di avviare la trattativa sui contratti di solidarietà, i sindacati sottopongono a Doria una lunga sequenza di temi da soddisfare in tempi rapidi: «l'elaborazione di un piano triennale, dettagliato e di documentata fattibilità economico-finanziaria, garantito dalla Regione e dal Comune tramite accordi specifici; l'attribuzione a patrimonio, da parte del Comune, di beni immobili unitamente a quelli già nella disponibilità della Fondazione, destinati a creare immediata e consistente liquidità; l'incremento del contributo regionale, d'importo analogo a quello dell'Irap versata dalla Fondazione, con ulteriori auspicabili incrementi definiti sulla base di progetti specifici da realizzare sul territorio; la riduzione della parte economica relativa ai contratti dirigenziali e professionali, fissata in proporzione all'eventuale contributo richiesto ai dipendenti; la razionalizzazione del ricorso a contratti a tempo determinato o professionale collegati alla produzione, concordandoli preventivamente con i sindacati; l'impegno della Fondazione al rispetto degli accordi sindacali vigenti, con particolare riferimento a quello sottoscritto nel febbraio 2012; la partecipazione di una rappresentanza dei lavoratori all'interno del cda, con funzioni di garanzia e controllo e senza diritto di voto, secondo modalità decise dai lavoratori stessi; le dimissioni dell'attuale sovrintendenza e l'insediamento di una dirigenza di capacità riconosciuta e di specifica competenza professionale, adeguata a condurre una progettualità di alto profilo ». Solo la condivisione di questi punti, spiegano nella lettera inviata a Doria i sindacati, rappresenterà un segnale di «garanzia sulla reale volontà della Fondazione e delle istituzioni di inaugurare un percorso condiviso di ampio respiro». Il prossimo passaggio è quindi l'apertura di una trattativa nel più breve tempo possibile, per valutare la fattibilità di ogni singolo punto. In assenza di risposte, infatti, scatteranno «tutte le iniziative sindacali a tutela dei dipendenti della Fondazione» e il primo assaggio si avrà alla prima della Traviata a cui gli stessi sindacati hanno inviato il neoministro dei Beni Culturali Bray.