VERONA Quasi tre secoli raccontati attraverso i paesaggi. A partire dal Seicento, «quando accadde qualcosa di magico e di segreto nella storia dell'Arte. Dipingere la natura, da attività disdicevole, un passatempo per signorine, secondo la vulgata dell'epoca, diventò un nuovo genere artistico». A parlare è Marco Goldin, direttore di «Linea d'ombra», ideatore della mostra «Verso Monet - storia del paesaggio dal Seicento al Novecento». Ieri sera la grande presentazione - spettacolo al Teatro Filarmonico, con Goldin nelle vesti di «Virgilio» e la presentazione, quadro per quadro, dei novanta dipinti che, dal 26 ottobre, saranno ospitati in Gran Guardia. Nomi imponenti, come lo stesso Claude Monet, a cui sarà dedicata gran parte della rassegna. Un'autentica «mostra nella mostra», la sezione che vedrà protagonista l'impressionista francese, con 25 quadri, tra cui alcune versioni delle «Ninfee», paesaggi della costa normanna, fino all'isola veneziana di San Giorgio Maggiore catturata al tramonto. Tele che arrivano sia da musei europei, come il National Museum of Wales, sia americani, tra cui il Boston Museum of Fine Arts. Tra i nomi più noti al grande pubblico figurano certamente Vincent Van Gogh e Paul Cezanne. Del primo ci sarà il celebre «Uliveto» e i «Campi di grano in un paesaggio collinare», dipinto nel 1889. Del pittore francese che aprì al cubismo la mostra esporrà «La diga di François Zola». E ancora: un «Paesaggio tahitiano» e «Neve a Vaugirard» di Paul Gaugin, le «Case ai piedi di una scogliera» di Edgar Degas, «La Senna a Chateau» di Renoir. Ampia la selezione anche per i romantici dell'Ottocento, con opere di Caspar David Friedrich («Mare al chiaro di luna»), di Turner («Paesaggio con fiume e montagne in lontanza») e di una «vecchia conoscenza» della Gran Guardia, Camille Corot, suo il «Viale alberato nei pressi di Ville- d'Avrai». A rappresentare il Settecento e i suoi vedutisti, nomi come Francesco Guardi, Canaletto (con la «Veduta di Venezia da piazza San Marco») e Bernardo Bellotto. La mostra sarà caratterizzata da un percorso cronologico, che spiegherà la genesi del genere pittorico paesaggistico. Alle origini, due pittori francesi, Nicolas Poussin e Claude Lorraine, attivi in Italia, i primi ad «uscire» negli spazi aperti per portare la natura autentica, loro contemporanea, nello studio dell'artista. Una rivoluzione che cambierà il modo di intendere l'arte, aprendo alle grandi sperimentazioni dei secoli successivi.