Da "verde privato" a "verde pubblico". Una correzione, un emendamento al Piano regolatore in via d'approvazione in questi giorni in Campidoglio, che spiana la strada a un obbiettivo di grande respiro per il patrimonio culturale cittadino, l'acquisizione pubblica della strepitosa Villa Albani Torlonia, a un passo da piazza Fiume. Una villa tardo barocca nel cuore di un parco di oltre 10 ettari, che rivaleggia per magnificenza con la Galleria Borghese ma che, a differenza della sua consorella patrimonio dell'umanità, da oltre 150 anni è di privatissima proprietà del casato dei principi Torlonia. Un feudo di agio e di incanto artistico come rimasto fuori dal tempo, col giardino all'italiana e le siepi di bosso, le fontane e i cipressi e naturalmente lo splendido edificio visibile appena al di là della severa, solidissima recinzione che la protegge, la secreta, tra via Salaria e viale Regina Margherita. Adesso però, con questa apparentemente piccola variazione d'aggettivo, quel "pubblico" diventato"privato" nel testo comunale che contiene gli indirizzi generali della politica urbanistica del Comune nei prossimi anni, la strategia del Campidoglio si fa più chiara. «Vogliamo aprire al pubblicoanche questa villa meravigliosa» dichiara netto Roberto Morassut assessore alla Pianificazione del territorio, «con l'approvazione di questo emendamento e, fra pochi giorni, dell'intero Prg, comincerà a correre l'orologio che entro cinque anni potrà portare il Comune ad acquisire l'intera proprietà». Tecnicamente, ieri la giunta ha approvato il testo delle cosiddette "controdeduzioni" dei municipi e sull'area di Villa Albani è stata posta la destinazione a "verde pubblico", sostituendo il "verde privalo". Detto così, sembra un semplice colpo di penna. E però, però... E' il primo passo burocratico che consentirà di far decorrere i cinque anni consentiti dalla legge per attuare le procedure d'acquisizione: o con esproprio, che però per il Comune sarebbe onerosissimo, forse insostenibile, oppure con altre forme di accordo con la proprietà, come la cessione di altri terreni edificabili o concessioni per poter aprire cantieri altrove, ad esempio un grande parcheggio sotterraneo in zona come già da tempo i Torlonia, e qui è il ramo di don Alessandro, il principe proprietario, avevano prospettato al Campidoglio. Al termine dei cinque anni, dunque nel 2008, se il Comune non avrà concluso l'acquisizione, quel bene tornerà ad aver uno status blindatissimo. E cosa dice la famiglia? Grande forza del principe Alessandro è il totale silenzio di cui si è sempre circonfuso. Eppure le sue immense propriètà sono state più volte evocate in questi anni in molti dei grandi progetti urbanistici cittadini: le case-gioiello lungo via della Lungara, i domini Torlonia ai piedi del Gianicolo alle spalle di Regina Coeli, e più su,a un passo dal Bambin Gesu, quel grande edificio ex convento che si sta trasformando in albergo-relais, e parte dei terreni della contestata edificazione di Tor Pagnotta a fianco dei terreni Caltagirone, ancora, il palazzo di via della Conciliazione. Anche ieri, non una parola sull'iniziativa del Comune, ma non sembra essere mai stata nei suoi intendimenti la cessione della Villa Albani, dimora amata e curata.Con quel magnifico segreto (forse, si dice, chissà) nei suoi nobilissimi saloni, la stupefacente collezione di statue greche e romane, forse duecento, forse trecento, sulle quali per anni, e inutilmente, sindaci e ministri e grandi storici dell'arte hanno cercalo di riaccendere le luci.