Rosa Salva (Vela): serve per promuovere Manet VENEZIA «Baraccone», «gabbiotto», «obbrobrio». In due giorni il Venezia Official Store installato ai piedi del Campanile di San Marco ha fatto collezione di nomignoli non proprio lusinghieri via rete, su Facebook, via mail. E il presidente di Vela Piero Rosa Salva fa ammenda: «Mi scuso, prendo atto della sensibilità e capisco che il risultato può non essere il massimo - ammette - Ma dal punto di vista formale è stato fatto tutto il possibile». La Soprintendenza ha dato parere favorevole, come il Comune attraverso una delibera di giunta. Anzi è stata Ca' Farsetti a chiedere a Vela di provvedere all'installazione di un box office provvisorio per dare massima visibilità - e vendere quindi il maggior numero di biglietti possibile - per la mostra di Manet, i concerti della Fenice a Palazzo Ducale e promuovere gli eventi in città. «La scelta è stata quella di creare una struttura unica per evitare il proliferare di gazebo e strutture provvisorie», continua Rosa Salva. Essendo in condominio, le società hanno pagato per millesimi: diecimila euro la Fondazione Musei Civili, cinquemila il Casinò e altrettanti la Fenice. «Abbiamo scelto la struttura migliore sul mercato e la collocazione meno impattante in piazza. E doveva essere in piazza per essere visibile. Certo siamo consapevoli che qualsiasi cosa provvisoria non può migliorare la piazza e anzi la imbruttisce - conviene il neo presidente di VeLa - In futuro ne terremo conto: o si fa a meno di queste strutture o si può pensare ad una iniziative per studiare una soluzione più adeguata». Dallo Iuav all'Accademia di Belle Arti ai ragazzi dei licei artisti, la creatività in città non manca. E il senso critico pure. «Inopportuno», bolla il consigliere comunale Udc Simone Veturini. «Un obbrobrio: fa quasi venire nostalgia dell'impalcatura», rincara da Fratelli d'Italia Pietro Bortoluzzi, consigliere di Municipalità e a Ca' Corner. Per Ernesto Pancin dell'Aepe la parola è una sola: «Scempio». Da giornalista anglosassone non commenta Anna Somers Cocks, fondatrice del The Art Newspaper, ma posta la foto con una eloquente didascalia: «Guardate cosa ha messo il Comune sotto il Campanile di San Marco». E giù le espressioni di sdegno, in inglese e in italiano. «L'avrei collocata da un'altra parte», fa sapere l'ex assessore al Decoro Augusto Salvadori, mentre l'Ascom la butta sulla concorrenza sleale: «Nell'area marciana ci sono attività che pagano 25 mila euro di affitto - fa notare il vicepresidente Marco Francalli - mentre lo stand non paga niente». Da settimane le Soprintendenze del Veneto sono state invitate dal direttore regionale Ugo Soragni ad effettuare una ricognizione nei centri storici per applicare la direttiva Ornaghi che limita bancarelle e tavolini nelle aree monumentali. «La disciplina delle concessioni di suolo pubblico è demandata ai Comuni che acconsentono all'uso dopo aver acquisito il parere del sovrintendente, che è obbligatorio ma non vincolante - specifica Soragni - Dunque ci si deve muovere in collaborazione tra le amministrazioni. La norma è tuttavia molto complessa e prevede anche prescrizioni particolari e azioni di tutela indiretta per vietare usi non compatibili». E se per i provvedimenti del Comune tocca ai vigili urbani, per quelli del Ministero ci pensano i carabinieri.