L'Istituto di cultura austriaco dovrebbe ospitare il consolato Valle Giulia: doveva diventare la «Valle della Cultura», secondo un protocollo d'intesa firmato fra il Campidoglio e la facoltà di Architettura nel 2003, che prevedeva anche la riqualificazione del verde della zona di Belle Arti. Ma il progetto - già fermo - rischia di diventare impossibile. Perché nell'Istituto di cultura austriaco, in viale Bruno Buozzi, dovrebbe essere trasferito il consolato, oggi in viale Liegi, in un mix burocratico e culturale che non è proprio delle Accademie. Sono tempi di crisi, i governi devono risparmiare, e così l'Austria ha pensato di concentrare nella palazzina di via Buozzi anche altre funzioni. E il progetto prevede perfino una trasformazione dell'edificio, sia pure con la dicitura «temporanea», perché per motivi di sicurezza dovrebbe essere aperto un nuovo ingresso e una nuova porta. Ma «questo è un polo di Istituti culturali afferma Christopher Smith, presidente dell'Unione internazionale degli Istituti di Archeologia, Storia e Storia dell'Arte di Roma dove sono l'accademia Britannica e quella di Romania, del Belgio, dell'Olanda, della Svezia e della Danimarca, oltre che quella Egiziana. Una forte concentrazione con caratteristiche precise che non possono essere snaturate: siamo Istituti per la ricerca dove sono dei borsisti con progetti importanti e che collaborano molto fra di loro». Gli esempi non mancano: l'Accademia britannica con l'olandese sta portando avanti una serie di progetti per monte Testaccio, con scavi vicino il «Porticus Aemilia» nell'antica zona commerciale dell'Emporium fra via Marmorata e via Franklin. Insieme ai francesi si stanno facendo studi sul trasporto fluviale dall'antichità all'Ottocento. E tutti insieme hanno dato vita ai «Dialogues» aperti al pubblico: incontri culturali per promuovere i rapporti fra i giovani. «Siamo tutti istituti indipendenti: abbiamo dei finanziamenti dai nostri governi per fare le ricerche, ma siamo totalmente autonomi. È vitale aggiunge Smith per queste accademia avere i propri spazi in modo da discutere in libertà, collaborare con i nostri colleghi italiani non "chiusi" ma radicati nel contesto intellettuale italiano e in particolare di Roma. Per tutti noi la nostra indipendenza è preziosa». E proprio per questo le tante accademie di Valle Giulia chiedono anche una riqualificazione dell'area e soprattutto del piazzale Beniamino Franklin così come era stato deciso nel protocollo fra il Campidoglio e la Facoltà di Architettura. «La nostra indipendenza è importante anche per l'Italia conclude Smith per creare una cooperazione fra il nostro lavoro di ricerca e quello dei colleghi italiani ed una collaborazione intellettuale». E il timore è che quanto sta per avvenire nell'istituto austriaco possa costituire «un grave precedente».
Roma, Valle Giulia. Ribellione in Accademia
L'Istituto di cultura austriaco in viale Bruno Buozzi dovrebbe ospitare il consolato Valle Giulia. Il progetto, già fermo, rischia di diventare impossibile a causa di una mix burocratico e culturale che non è proprio delle Accademie. Il presidente dell'Unione internazionale degli Istituti di Archeologia, Storia e Storia dell'Arte di Roma, Christopher Smith, ha espresso preoccupazioni sul progetto, sottolineando l'importanza dell'indipendenza degli istituti culturali e la necessità di una riqualificazione dell'area. Smith ha anche sottolineato l'importanza della collaborazione intellettuale tra gli istituti italiani e stranieri.
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