Menu, bancarelle, fiaschi di vino appesi agli alberi. L'ira dei residenti: nessuno ci ascolta, vigili assenti Aglio e cipolle penduli, fiaschi di vino appesi agli alberi, menù extralarge, bancarelle di ogni tipo: all'imbrunire il rione Trastevere, patrimonio dell'Unesco, si trasforma in una fiera del kitsch. Via della Lungaretta è tappezzata di réclame che ammiccano ai turisti: dai cartelli appesi ai muri dei palazzi, ai trespoli e ai libretti con la lista delle vivande disseminati fuori dai dehors. Per abbellire la cartolina da sagra di paese, piante e rampicanti qua e là, disomogenei come gli arredi. «In cinque anni denuncia Dina Nascetti, portavoce del comitato «Vivere Trastevere» non si è riusciti a fare una delibera sul commercio, né a intervenire sul decoro. Trastevere non è Disneyland, purtroppo regnano il pessimo gusto e la sottocultura». Altro vizio duro a morire, la sosta selvaggia: auto e motorini parcheggiati nelle aree off limits, sulle strisce pedonali o davanti agli scivoli per disabili. Sampietrini contesi al millimetro, nell'eterna lotta tra gli esercenti che tentano di guadagnare spazio per i tavolini e quanti si intestardiscono a voler parcheggiare accanto ai locali. Tant'è: l'ultima trovata di un ristoratore in vicolo del Buco è il divieto di sosta fai-da-te davanti alle ringhiere che delimitano i coperti en plein air. La tendenza a occupare tutto lo spazio possibile accomuna pubblici esercizi e negozi di paccottiglia, con inevitabile effetto suk. «Due attività in via della Lungaretta, una di alimentari e l'altra di souvenir accusa la Nascetti non sarebbero potute subentrare alle precedenti, tutelate: ho segnalato l'anomalia a Comune, Municipio e vigili, ma non è servito a nulla». Se è vero che il degrado chiama degrado, finiscono per passare quasi inosservate situazioni paradossali, come il rifugio tirato su da un senzatetto in uno slargo vicino a via della Settima Coorte: la baracca sorge accanto a un albero, con un cane a fare da guardia. «I residenti sono disperati rivela la Nascetti , hanno offerto al clochard una roulotte, ma non ne vuole sapere». Con la bella stagione, l'insediamento si allarga: poltrone accatastate, cucina da campo e zavorra varia. L'incuria, in certi casi, può diventare pericolosa. A rischio, anche i contatori esterni di acqua e gas, come quelli di un palazzo in vicolo di Sant'Agata: spesso, qualche buontempone di notte li chiude e lascia a secco gli abitanti. «Più di una volta, sono dovuto scendere la mattina presto a riaprire la manopola dell'acqua racconta Enrico Delmonte . Cosa può accadere se qualcuno si diverte a manomettere il gas?». Rassegnati i trasteverini doc, quelli che ormai abitano in periferia per gli affitti troppo cari: ripensano con nostalgia ai match di pugilato in piazza Santa Maria in Trastevere e al sano folclore di un tempo. «Sono nato in vicolo del Bologna racconta Maurizio Chiolle, venditore di lavanda ma ormai non è rimasto niente, solo caos e fiumi di hashish. Sono avvelenato, questo scempio è inaccettabile».