Pronti 62 milioni di euro per la riqualificazione dell'ex ospedale Sant'Agostino Arriva la mostra sul nuovo polo culturale Sant'Agostino Modena, 8 maggio 2013 - PRESIDENTE Landi, partiamo dalle accuse: secondo Settis la Biblioteca Estense, già biblioteca ducale, sta passando alla Fondazione Cassa, quindi a un privato. E questa è una privatizzazione strisciante «Non è un'affermazione corretta. L'area verrà concessa in comodato alle biblioteche per 75 anni, la civica e la statale avranno la gestione autonoma delle strutture. Nello specifico i 3500 metri quadri della Biblioteca Estense saranno gestiti dalla Galleria Estense. Dov'è la privatizzazione?». Se fosse invece una privatizzazione a tutti gli effetti? «Non ci sarebbe da scandalizzarsi, perché spesso l'ingresso dei privati serve a salvare monumenti in stato di degrado. In ogni caso il progetto del Sant'Agostino non nasconde privatizzazioni». Restano quelle due torri di 23 metri che Italia Nostra trova decontestualizzate. «Entriamo in un campo soggettivo. Possono piacere oppure no. E comunque non sono grattacieli ma costruzioni funzionali alle biblioteche, che in questo modo vengono valorizzate». Sono però due strutture moderne costruite in un complesso storico. «Io direi che si tratta di una grande opportunità di recupero con inserimenti di elementi contemporanei. Un'operazione che ormai si fa dappertutto». In quel sito però è previsto un restauro solo conservativo. «E gli architetti, dopo ovviamente aver avuto il via libera della Sovrintendenza, hanno recuperato le parti storiche e monumentali. Quelle, per intenderci, che danno su piazza Sant'Agostino. Non scordiamoci che il resto dell'edificio era un ospedale moderno, dove erano già state fatte sovrapposizioni, aggiustamenti, ricostruzioni: in quel caso cosa avremmo dovuto conservare?». Come vede allora questo insieme di accuse? «Sono sbalordito. Ritrovare un progetto così importante all'interno di un articolo intitolato 'Usciamo dala notte dei beni culturali' mi sconcerta. E non lo trovo nemmeno onesto». Siamo di fronte a un progetto costoso, pianificato nel 2007, quando ancora non si parlava di crisi. Le risorse ci sono ancora? «Assolutamente sì. Contiamo di concludere tutto perché gli accantonamenti sono stati fatti e i conti sono in ordine. Siamo a un punto di non ritorno, non ci sognamo neppure di interrompere». Viste le emergenze di ordine economico e sociale degli ultimi anni, siamo di fronte all'ultimo progetto di questo tipo? «Forse per dimensioni. Ma non smetteremo di dedicarci al recupero delle testimonianze storiche ed artistiche del nostro territorio». Le erogazione resteranno a buoni livelli? «Quest'anno erogheremo in tutti 24 miliardi di euro, poco più del 50 andrà a progetti di natura sociale, il resto si concentrerà sulle attività di recupero. Progetti che non sono mai stati accantonati: polo San Paolo, comparto san Geminiano, restaturo di Duomo e Ghirlandina sono gli esempi principali». Roberto Grimaldi